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Infezioni ospedaliere: quando chiedere il risarcimento danni

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Il tema del risarcimento danni legato alle infezioni ospedaliere è molto attuale. Infatti non dobbiamo dimenticare quello che a questo proposito dicono i dati. Da questo punto di vista sono molto specifici, perché in Italia ogni anno circa il 6% delle persone ricoverate in ospedale viene colpito da un’infezione. Sull’argomento il Ministero della Sanità parla di infezioni nosocomiali, che deriverebbero dalla presenza di germi all’interno delle strutture in cui le persone si recano per avere assistenza. Tra l’altro è da dire che i ricoverati spesso, proprio per le loro condizioni di debolezza e di fragilità, possono sviluppare più facilmente le infezioni.

Quando si manifestano diffusamente i casi di infezioni ospedaliere

In generale la causa più frequente è rappresentata dalle mani degli operatori che entrano in contatto con i pazienti, per esempio i casi di infezioni più frequenti sono quelli che si possono verificare su una ferita chirurgica che segue ad un intervento, a livello dei polmoni, nel sangue dopo che è stato inserito un catetere vascolare.

Poi ci sono i casi in cui le infezioni si manifestano a livello intestinale, a livello urinario oppure per trasfusione di sangue infetto. Soltanto in quest’ultimo caso, secondo la legge 210 del 1992, viene riconosciuto il diritto ad un indennizzo, che viene messo a carico dello Stato ed è indipendente da colpa medica.

In tutti gli altri casi, invece, il paziente che ha riportato un danno infettivo deve dimostrare il collegamento tra l’infezione e la responsabilità degli operatori o della struttura.

Cosa tenere in considerazione

Un’infezione che si contrae a livello ospedaliero di solito può essere pericolosa perché può peggiorare le condizioni di salute del paziente. A volte esiste la possibilità che l’infezione sia curata e provoca soltanto dei danni temporanei. In queste situazioni il danno quantificabile è davvero poco di rilievo.

A volte l’infezione, invece, può provocare danni permanenti molto gravi o anche la morte del paziente. In questo caso il risarcimento può essere di notevole entità, se si riesce a dimostrare che l’infezione è stata contratta in ospedale.

Anche però in queste situazioni non esiste un diritto al risarcimento che sia automatico, perché la struttura può difendersi sostenendo di aver portato avanti un provvedimento conforme ai protocolli, però deve dimostrarlo. Quindi bisogna sempre valutare il danno subito, comprendere fino in fondo se è possibile accertare la responsabilità degli operatori o della struttura e avere a disposizione un supporto medico legale.

Le fonti di infezioni ospedaliere

Ma approfondiamo quali sono le fonti più comuni di infezione ospedaliera. Distinguiamo, infatti, per esempio tra infezioni endogene, che hanno origine dalla flora microbica che colpisce il paziente, e quelle esogene, acquisite dall’ambiente o da altri ricoverati.

In generale i veicoli più frequenti di trasmissione sono le mani degli operatori sanitari, poi gli oggetti critici, che entrano in contatto con il corpo umano o con mucose lesionate, e parliamo a questo proposito di aghi o di lame di bisturi. Poi ci sono gli oggetti semicritici, che vengono in contatto con mucose integre, come per esempio i broncoscopi, gli endoscopi.

Oppure ci sono gli oggetti non critici, che vengono in contatto con la cute, come la barella, la padella, il fonendoscopio o lo sfigmomanometro. Inoltre le pareti, i pavimenti, le superfici, i sistemi di ventilazione e di aerazione, la rete idrica e i flussi d’acqua.

Per accertare il danno e per ottenere il risarcimento in tutti questi casi in cui è possibile rintracciare una fonte di trasmissione di infezioni ospedaliere c’è bisogno di una specializzazione dei professionisti coinvolti, anche perché in tutto questo si deve considerare che il tema delle infezioni ospedaliere o nocosomiali spesso si rende più complicato per errori nella scelta della profilassi antibiotica oppure ci può essere una diagnosi tardiva o un trattamento che non si configura come completamente idoneo.

L’errore medico e il risarcimento in caso di diagnosi sbagliata

A volte anche la diagnosi sbagliata può rientrare nell’ambito dell’errore medico. Quindi anche queste situazioni sarebbero soggette eventualmente ad un risarcimento danni. Ci sono diversi casi in cui si può incorrere, quando il medico sbaglia a definire una patologia.

Per esempio può succedere che il medico individui una malattia diversa da quella da cui è affetto realmente il paziente oppure può capitare che il medico faccia una diagnosi di una patologia che il paziente non ha o sbaglia e ritarda la terapia proprio come effetto dell’errore diagnostico.

Ci sono molte situazioni differenti, come per esempio il caso della diagnosi sbagliata su un tumore oppure come un errore di valutazione in pronto soccorso, dove un infarto per esempio viene scambiato per gastrite. Esempio di questo tipo sono in effetti delle situazioni in cui si possono avere dei danni. In tutti questi casi si deve provare l’errore e si può ottenere un indennizzo.