Come creare password sicure che siano anche memorizzabili
Creare password davvero sicure senza finire per dimenticarle è una delle esigenze più concrete per chi usa quotidianamente servizi online, home banking, email, social network e strumenti di lavoro. Il problema nasce dal fatto che una password “forte” secondo le regole classiche – lunga, complessa e casuale – è spesso difficile da ricordare, mentre una password facile da memorizzare tende a essere prevedibile e vulnerabile agli attacchi più comuni, come brute force, dizionari automatici e furti di credenziali tramite data breach. La soluzione più efficace consiste nel cambiare approccio: invece di creare password brevi e complicate, conviene usare password lunghe e strutturate, basate su logiche mnemoniche che permettono di ricordarle senza doverle annotare o riutilizzare.
L’obiettivo pratico non è creare una password perfetta in astratto, ma costruire un metodo replicabile che generi password diverse per ogni account, robuste contro attacchi automatici e sufficientemente semplici da essere ricordate nella vita reale.
Perché le password “classiche” falliscono e cosa rende una password sicura
Una password viene considerata sicura quando è difficile da indovinare sia per una persona sia per un sistema automatico. Gli attacchi più frequenti non avvengono tramite tentativi manuali, ma attraverso software che provano milioni di combinazioni al secondo, sfruttando parole comuni, varianti prevedibili e password già rubate in passato.
Il primo elemento di sicurezza è la lunghezza. Una password lunga 12-16 caratteri è molto più resistente rispetto a una password di 8 caratteri, anche se quest’ultima include simboli. La ragione è matematica: aumentare la lunghezza espande enormemente il numero di combinazioni possibili, rendendo l’attacco brute force meno praticabile.
Il secondo elemento è l’imprevedibilità. Password come “Password123!”, “Ciao2026!”, “Roma@2024” o “Admin!23” sono molto comuni e vengono testate per prime dagli attaccanti, perché derivano da pattern diffusi. Anche sostituire lettere con numeri, come “P4ssw0rd”, non è più una tecnica efficace, perché i dizionari moderni includono automaticamente queste varianti.
Il terzo elemento è l’unicità. Una password può essere lunga e complessa, ma se viene riutilizzata su più servizi diventa un rischio enorme: basta una violazione su un sito secondario per compromettere anche email o conti bancari.
La sicurezza reale non dipende quindi solo da “quanto è difficile” la password, ma da quanto è difficile replicarla e da quanto è isolata dagli altri account.
Usare passphrase: il metodo più efficace per password memorizzabili
Il metodo più solido per combinare sicurezza e memorizzazione è utilizzare una passphrase, cioè una frase composta da più parole. Una passphrase può essere lunga 20-30 caratteri, risultare facile da ricordare e allo stesso tempo essere estremamente resistente agli attacchi.
Una passphrase efficace non deve essere una citazione famosa o una frase comune, perché queste sono presenti nei database di attacco. Deve invece essere una frase personale e insolita, costruita con parole che non vengono normalmente associate tra loro.
Un esempio di struttura valida può essere:
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sostantivo + verbo + oggetto + dettaglio assurdo
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immagine mentale + luogo + numero + elemento casuale
Per esempio, una passphrase come “GattoVerdeMangiaBiscottiAlPonte” è più sicura di “Gatto123!”, perché è più lunga e meno prevedibile. Anche se non contiene simboli, la combinazione di parole rende la password difficile da indovinare con i metodi classici.
Per aumentare ulteriormente la robustezza senza compromettere la memorizzazione, si possono inserire elementi semplici ma efficaci, come:
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una lettera maiuscola in punti specifici
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un numero significativo ma non ovvio
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un simbolo ripetuto come separatore
Un formato pratico potrebbe essere: “GattoVerde_7_BiscottiPonte!” oppure “FinestraNeve#12CaffeRosso”. Il vantaggio di questa struttura è che si ricorda come una storia visiva, e il cervello umano memorizza immagini e sequenze meglio di stringhe casuali.
In molti casi una passphrase di 4 parole, anche senza simboli, è più sicura di una password breve piena di caratteri speciali.
Creare password diverse per ogni sito senza impazzire
Il problema più concreto non è creare una password forte, ma crearne molte senza riutilizzarle. Il riutilizzo è la principale causa di furti di account, perché i dati rubati vengono provati automaticamente su decine di servizi diversi.
Un metodo efficace consiste nel creare una passphrase “base” memorizzabile e aggiungere una parte variabile legata al servizio, mantenendo però una regola personale non ovvia. Il punto non è inserire semplicemente il nome del sito, perché questo rende la password prevedibile. È meglio creare una trasformazione.
Un esempio di logica potrebbe essere:
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prendere le prime due lettere del servizio
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invertire l’ordine
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aggiungere un simbolo fisso
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inserire un numero che segue una regola
Se il servizio è “Amazon”, invece di scrivere “Amazon” nella password, si può usare “Za” (invertendo “Az”) oppure “Am” con una trasformazione. La password diventerebbe qualcosa come “GattoVerde_7_BiscottiPonte!Za”.
Un altro approccio consiste nell’usare una categoria mentale: servizi bancari, social, lavoro, shopping, e assegnare a ciascuna categoria un suffisso diverso. In questo modo si ottiene varietà senza dover ricordare password completamente scollegate.
È importante però evitare schemi troppo lineari, come aggiungere semplicemente “1” a Facebook e “2” a Instagram. Questi pattern sono prevedibili e, se una password viene scoperta, l’attaccante può ricostruire facilmente le altre.
La regola deve essere stabile per te, ma non evidente per chiunque.
Errori comuni da evitare e regole pratiche di sicurezza quotidiana
Molte password diventano vulnerabili non perché troppo semplici, ma perché seguono abitudini diffuse. Uno degli errori più frequenti è usare informazioni personali: nome, cognome, data di nascita, città, squadra del cuore, nome del cane. Questi dati possono essere trovati facilmente sui social o dedotti da informazioni pubbliche, e vengono usati negli attacchi mirati.
Anche inserire l’anno corrente è una pratica rischiosa, perché i criminali informatici provano automaticamente varianti come 2023, 2024, 2025 e 2026. Lo stesso vale per i mesi e i giorni.
Un altro errore comune riguarda le password “a tema”, come “Estate2026!” o “Inverno2025!”, perché sono molto diffuse e facilmente prevedibili. Se una password deve cambiare periodicamente, è meglio cambiare una parte non ovvia, mantenendo la struttura generale.
È utile anche evitare password troppo simili tra loro. Cambiare solo un simbolo o una cifra non garantisce sicurezza, perché se una password viene rubata, le varianti vengono generate automaticamente dagli strumenti di attacco.
Dal punto di vista operativo, conviene anche adottare alcune regole semplici:
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non salvare password su file di testo non protetti
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non inviare password via email o chat
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evitare di digitare password importanti su Wi-Fi pubblici non protetti
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attivare sempre l’autenticazione a due fattori (2FA) per email e servizi critici
La 2FA non sostituisce una password forte, ma riduce drasticamente il rischio di accesso non autorizzato, perché anche se la password viene rubata serve un secondo codice.
Quando usare un password manager e come scegliere il metodo migliore
Anche con un metodo basato su passphrase, ricordare decine di password diverse può diventare complesso. Qui entrano in gioco i password manager, strumenti progettati per generare e conservare password lunghe e casuali, accessibili tramite una password principale.
Usare un password manager è spesso la soluzione più sicura per gestire account numerosi, soprattutto se si lavora con strumenti professionali o si gestiscono più dispositivi. Il vantaggio è che permette di creare password uniche e molto lunghe senza sforzo mnemonico. La password principale, in questo caso, deve essere una passphrase estremamente solida, perché diventa la chiave di accesso a tutte le credenziali.
Per chi non vuole utilizzare un password manager, il metodo delle passphrase resta comunque efficace, purché si adottino regole rigorose e non si riutilizzino password identiche.
In termini pratici, una strategia equilibrata può essere questa: memorizzare poche password fondamentali (email principale, home banking, accesso al computer) con passphrase lunghe e uniche, e gestire tutte le altre credenziali con un password manager. Questo riduce drasticamente il rischio, perché la maggior parte degli account meno critici non richiede memorizzazione diretta.
Creare password sicure e memorizzabili non significa trovare una combinazione perfetta una volta, ma costruire un metodo stabile che riduca gli errori umani, eviti schemi prevedibili e garantisca protezione nel tempo, soprattutto in un contesto in cui i data breach sono frequenti e gli attacchi automatici sempre più rapidi.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.