Lunigiana cosa vedere: castelli, borghi e stele
La Lunigiana occupa l'angolo nord-occidentale della Toscana con una logica geografica tutta sua: stretta tra le Alpi Apuane, l'Appennino tosco-emiliano e la Liguria, si sviluppa lungo il corso della Magra e dei suoi affluenti in una successione di valli, crinali e borghi che non assomigliano quasi per niente all'immagine convenzionale della regione. Chi arriva qui aspettandosi cipressi, colline dolci e vigneti ordinati trova invece castagneti fitti, torrioni medievali, pievi romaniche incastonate nella roccia e paesi dove il confine tra Toscana, Liguria ed Emilia è sempre stato più un fatto amministrativo che culturale.
Il territorio prende il nome dall'antica città di Luni, porto romano affacciato sul Tirreno e centro di smistamento del marmo lunense — quello che i Romani chiamavano così prima che il mondo imparasse a dire "marmo di Carrara". Di quella città rimane poco di visibile, ma la sua influenza ha plasmato per secoli la struttura insediativa della zona: le vie di comunicazione, la rete di castelli a presidio delle vallate, la vocazione al transito commerciale che ha reso la Lunigiana un crocevia tra il mare e il cuore della penisola. Capire questo passato è il primo strumento per orientarsi quando si cerca di stabilire cosa vedere in Lunigiana, perché quasi ogni elemento del paesaggio costruito risponde a una logica di controllo territoriale o di presidio stradale che affonda le radici in quell'eredità.
Il patrimonio che ne risulta è denso e stratificato: oltre cento castelli censiti — una concentrazione tra le più alte d'Italia — affiancati da statue-stele preistoriche uniche nel loro genere, da un'architettura religiosa romanica di qualità spesso trascurata dai circuiti principali, e da una tradizione gastronomica che risente del confinamento geografico in senso positivo, avendo preservato tecniche e ingredienti che altrove sono scomparsi. Percorrere la Lunigiana richiede tempo, disponibilità a spostarsi su strade secondarie e una certa tolleranza per i centri abitati piccoli, spesso privi di strutture ricettive di grandi dimensioni; in cambio offre una densità di stimoli per ettaro che poche aree della Toscana riescono a eguagliare.
I castelli della Val di Magra: architettura militare e contesti medievali
Pontrémoli, capoluogo della zona e porta settentrionale della Lunigiana, è il punto di partenza più logico per chiunque voglia affrontare sistematicamente il tema dei castelli: il Castello del Piagnaro vi domina dall'alto con una posizione che sintetizza bene la strategia insediativa dell'intera area — collocato sul crinale che separa due bacini idrografici, visibile da entrambi i versanti, raggiungibile solo attraverso percorsi obbligati. All'interno del Piagnaro ha sede il Museo delle Statue Stele Lunigianesi, che raccoglie le sculture antropomorfe preistoriche ritrovate nel territorio: sono figure in pietra arenaria la cui funzione rimane oggetto di dibattito tra gli specialisti, datate in un arco che va dall'Eneolitico all'età del Ferro, e rappresentano di per sé una ragione sufficiente per includere Pontremoli in qualsiasi itinerario sulla Lunigiana cosa vedere.
Scendendo lungo la Magra verso sud, Villafranca in Lunigiana conserva il castello dei Bianchi in condizioni di leggibilità eccellente, con la torre quadrata e il sistema di accessi ancora chiaramente distinguibili; poco distante, il borgo di Filattiera mostra uno dei casi più interessanti di castello-recinto integrato nel tessuto urbano, dove le mura perimetrali del fortilizio medievale coincidono di fatto con i margini dell'abitato attuale. Castiglione del Terziere, nei pressi di Bagnone, aggiunge a questo repertorio una residenza signorile quattrocentesca che ha subito meno trasformazioni di molte altre analoghe in Toscana, conservando elementi decorativi interni di un certo interesse.
Le statue-stele lunigianesi: distribuzione e significato nel territorio
Nessun altro comprensorio italiano presenta una concentrazione comparabile di sculture preistoriche antropomorfe: le statue-stele lunigianesi sono state rinvenute sparse in tutto il territorio, spesso in contesti di altura o in prossimità di punti di passaggio obbligato, e la loro distribuzione suggerisce una funzione connessa al controllo simbolico del territorio piuttosto che a pratiche funerarie in senso stretto, sebbene il dibattito interpretativo sia ancora aperto. Le figure sono divise in tre gruppi tipologici corrispondenti a tre fasi cronologiche distinte — dalla più antica, priva di indicazioni di genere e con una testa a mezzaluna, alle più tarde che mostrano armature e attributi guerrieri ben definiti — e questa evoluzione stilistica permette di leggere la stele come documento di trasformazioni culturali avvenute nell'arco di millenni.
Al di là del nucleo principale conservato al Piagnaro di Pontremoli, esemplari autentici o calchi di qualità si trovano anche presso il Museo Civico di Aulla e in alcune chiese del territorio che hanno incorporato nelle murature frammenti scultorei di età diversa, a volte reimpiegandoli come materiale da costruzione — pratica che testimonia la continuità d'uso dei siti ma che ha complicato non poco il lavoro di catalogazione condotto tra la fine del Novecento e i primi anni di questo secolo. Per chi visita la Lunigiana con interesse specifico verso questo patrimonio, è utile sapere che alcune delle stele più significative si trovano ancora in situ o in prossimità del luogo di ritrovamento originale, accessibili con percorsi a piedi di difficoltà contenuta.
Architettura religiosa romanica: pievi e oratori lungo le vie di transito
La fitta rete di pievi romaniche che punteggia la Lunigiana riflette la posizione del territorio lungo due assi di percorrenza medievale di primo piano: la Via Francigena nella sua variante costiera e il sistema di valichi appenninici che mettevano in comunicazione la pianura padana con il Tirreno. La Pieve dei Santi Cornelio e Cipriano di Sorano, nei pressi di Filattiera, è probabilmente l'edificio di culto più citato dagli studiosi di architettura medievale toscana che si occupano della zona: costruita in pietra locale con una sobrietà decorativa che non esclude dettagli scultorei di raffinatezza, conserva epigrafi longobarde che la collocano in una fase di transizione culturale di grande interesse storico.
La Pieve di Codiponte, nella vallata del Rosaro, mostra un impianto a tre navate con capitelli istoriati che rivelano contatti con le botteghe scultoree attive in Liguria nel XII secolo; quella di Venelia, più appartata e meno frequentata, offre in compenso un contesto paesaggistico che integra in modo quasi insolito l'edificio con il bosco circostante. Visitare queste strutture richiede una certa pianificazione, perché le aperture sono spesso legate a orari ridotti o all'accordo con le parrocchie locali; ma questa difficoltà logistica è essa stessa indicativa di un territorio che non ha ancora trovato — o forse non ha voluto trovare — un modello di fruizione turistica di massa.
Borghi e centri minori: Bagnone, Filattiera, Zeri e la montagna lunigianese
Bagnone è il borgo che più spesso viene citato quando si parla di centri storici medievali ben conservati in Lunigiana: il torrente che lo attraversa ha modellato l'impianto urbano in modo da creare una sequenza di scorci che l'architettura spontanea ha reso coerente nel tempo, con edifici a torre, logge e passaggi coperti che si succedono lungo il percorso principale senza enfasi né dissonanze. Il castello che sovrasta il centro è visitabile e ospita periodicamente mostre temporanee legate alla storia locale; ma è il borgo in sé, con la sua dimensione abitata e non musealizzata, a costituire l'elemento di maggiore interesse per chi cerca luoghi che funzionino ancora come insediamenti vivi piuttosto che come attrazioni.
Zeri, nel settore più settentrionale e montano del territorio, rappresenta un caso diverso: comune sparso su un altopiano tra i mille e i milleduecento metri, noto tra gli appassionati di prodotti tradizionali per l'agnello zerasca — razza ovina autoctona la cui carne ha ottenuto riconoscimento a livello europeo — e per un sistema di alpeggi che mantiene una continuità d'uso secolare. La dimensione gastronomica della Lunigiana, del resto, è parte integrante di qualsiasi riflessione su cosa vedere e vivere in questo territorio: il testarolo, pasta di semola cotta su testi di ghisa, i funghi porcini della zona di Zeri e Pontremoli, i formaggi delle vallate appenniniche compongono una tavola che riflette il carattere di confine e di transito della regione più fedelmente di quanto non facciano molte analisi storiche.
Aulla e il sistema difensivo della bassa Lunigiana
Aulla occupa il punto in cui la Magra riceve l'Aulella e concentra quindi i percorsi provenienti da tre direzioni diverse — il passo della Cisa, il valico del Cerreto e la direttrice costiera — rendendo inevitabile la sua funzione di nodo di controllo per chiunque avesse interessi strategici nella zona. La Fortezza della Brunella, che domina il paese dall'alto di un promontorio di roccia scistosa, fu costruita dai Malaspina nel Quattrocento e ampliata successivamente; oggi ospita il Museo di Storia Naturale della Lunigiana, che raccoglie collezioni paleontologiche e naturalistiche di interesse regionale in un contenitore architettonico che vale la visita indipendentemente dai contenuti espositivi.
Il sistema difensivo della bassa Lunigiana non si esaurisce ad Aulla: Bibola, Terrarossa, Vezzano Ligure — quest'ultimo formalmente in territorio ligure ma storicamente integrato nella rete di controllo della foce della Magra — costituiscono una serie di punti di presidio che si comprendono meglio se letti in relazione reciproca piuttosto che come singoli monumenti. Percorrere questo sistema con una mappa storica alla mano, mettendo in relazione la posizione di ogni fortilizio con la morfologia del terreno e con le vie di comunicazione medievali, è un modo di leggere il paesaggio lunigianese che restituisce una coerenza territoriale difficilmente percepibile nella visita puntuale ai singoli siti; ed è probabilmente l'approccio che permette di capire perché la Lunigiana, pur essendo relativamente poco nota al turismo di massa, continui ad attrarre storici, geografi e appassionati di architettura medievale con una persistenza che non si spiega con la sola bellezza dei singoli luoghi.
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Camogli: il borgo ligure che resiste al turismo
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to