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L’eutanasia di un animale da compagnia: l’opinione di un veterinario.

L’eutanasia di un animale da compagnia: l’opinione di un veterinario.

irenemineo | 29 gennaio 2013 | News, Opinionista, Rubriche

 

L’articolo 34 del nuovo Codice Deontologico veterinario  afferma che l’eutanasia “rientra nell’etica professionale del medico veterinario” e che deve essere eseguita “con il maggior grado di rispetto possibile”. Cosa significa questo? Come mettere d’accordo, la propria etica individuale con la propria etica professionale di fronte al momento del rispetto estremo per la vita animale? Con chi stare in quel difficile momento? Con sé stesso, con il proprietario, con l’animale?

Il rispetto per la vita animale, a ben vedere, sembra essere sempre più difficile per il medico veterinario oggi, in un contesto in cui le persone, da una parte, vogliono hamburger al prezzo più basso possibile e, dall’altra, comprano i gadget più impensabili e costosi per gli animali d’affezione.

Per questo il rispetto che si esprime attraverso l’atto eutanasico deve passare non solo attraverso modalità atte ad “indurre la morte nella massima assenza di dolore e stress possibile”, ma anche attraverso l’educazione dei  proprietari di animali. Proprietari che si lamentano della “distanza emotiva del medico veterinario”’, oppure chiedono la morte per l’animale d’affezione per motivi discutibili; oppure, ancora, chiedono di andare oltre  le possibilità terapeutiche determinando quella situazione di accanimento terapeutico in cui è sempre il rispetto per la vita dell’animale a venire meno.

L’umanizzazione eccessiva dei propri pet, in tutti questi casi, domina le richieste dei proprietari e difficilmente tengono conto della responsabilità che affidano al medico veterinario. Dal canto proprio, anche il medico veterinario deve essere sempre consapevole di questa responsabilità ed imparare sia a ragionare bene e” per il benessere” quando prende decisioni così importanti, con coerenza e professionalità, sia a comunicare bene con colui che detiene l’animale.

Un altro dei fattori di cui tenere conto è che i proprietari, ancora oggi, hanno opinioni molto diverse sullo status (morale) – solo un oggetto di cui disporre, oppure un soggetto, con una propria dignità e specificità – di quell’animale che, alla fine, rimane sempre lì, tra chi lo gestisce e chi lo cura, con la propria identità.

A seconda dell’opinione di chi si occupa dell’animale, cambieranno profondamente le sue richieste, il suo interesse, la sua disponibilità e responsabilità e, di conseguenza, il medico veterinario dovrà tenerne conto, per poter salvaguardare la propria professionalità e agire al meglio. Anziché subire le opinioni di chi detiene l’animale, potrà fare leva di volta in volta, a seconda dell’interlocutore, su ciò che può essere più  efficace per salvaguardare sempre, il più possibile, il paziente animale e la sua dignità di fronte alla morte. Anche questo è parte integrante del progresso morale della professione medico veterinaria.

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