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Fight Club. “Combatti per sapere chi sei”

Fight Club. “Combatti per sapere chi sei”

Marisa Adamo | 11 gennaio 2014 | Cinerubrica, News, Rubriche

 

Regia: David Fincher
Durata: 139 minuti
Cast: Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Edward Norton, Meat Loaf, Jared Leto
Genere: drammatico
Anno: 1999
Voto medio: 9.1 (395 voti totali)
 
Quando il cinema tenta di riprodurre i capolavori della penna, spesso sminuisce il valore dell’opera stessa a causa di un lavoro malriuscito.
Fight Club, invece, ricalca appieno il genio di Palahniuk, riuscendo a migliorare, a detta dello stesso scrittore, persino il finale.
Il film è uno dei tentativi meglio riusciti dell’espressione del disagio e del consumismo della società contemporanea.
Edward Norton è un assicuratore stressato dai ritmi della vita moderna alla ricerca disperata di una valvola di sfogo. Temporanei rimedi a questo stato ansioso sono le partecipazioni a gruppi d’ascolto nei quali condivide le sue frustrazioni con altre persone disturbate. La soluzione definitiva di tutti i suoi mali sarà però Tyler Durden (Brad Pitt), carismatico venditore di sapone che lo convince a creare il primo Fight Club, circolo segreto dove normali lavoratori diurni si trasformano in spietati combattenti notturni, guidati da propositi di lealtà sportiva e disintossicazione dalla realtà che non li soddisfa. Queste “associazioni” avranno uno sviluppo ramificato in tutti gli Stati Uniti; ciò aumenterà a macchia d’olio la rete segreta di picchiatori “no-global” e di pari passo amplificherà i disturbi psichici del protagonista.
Non fatevi spaventare dalle poche righe che accennano la trama, non siamo di fronte ad un semplice film di combattimento alla Van Damme, ma ad una analisi ben più profonda della psiche di un uomo sofferente e squilibrato.
Edward Norton rappresenta l’uomo moderno: si trascina in una vita fatta di eventi ciclici che svuotano di significato la sua esistenza e si da al consumismo più sfrenato per cercare gratificazioni che la realtà non gli ha dato. “Le cose che possiedi, finiscono col possederti”.
Tyler è la figura ribelle e anticonformista che c’è in ognuno di noi, che si contrappone alla bieca esistenza a tal punto da plasmare la propria personalità, quella che ci spinge a fare ciò che non avremmo fatto mai rovesciando i valori che hanno sempre caratterizzato il nostro pensiero.
Il film mostra le responsabilità delle scelte di ognuno di noi: restare nell’anonimo insignificante o decidere di ribellarsi cambiando vita irreparabilmente, dimenticando di essere stati ciò che ci ha sempre distinto.
Produzione basata su un’idea di fondo assolutamente geniale, zeppa di contenuti e dialoghi da Oscar, ben recitata e ottimamente diretta da un Fincher che non lascia niente al caso (prova ne sono i numerosi fotogrammi nascosti contenenti messaggi subliminali). Difficile a credersi ma la pellicola al momento dell’uscita si rivelò un vero fiasco ai  botteghini, salvo poi riscattarsi con l’uscita in home video, che la promosse come uno dei maggiori cult movie degli anni 90. Piccola curiosità: ruolo marginale (nei panni di Faccia d’Angelo) anche per Jared Leto, leader dei  30 Seconds to Mars ma anche attore di talento (interprete anche in  Requiem For a Dream).
 
“Muoio e nasco più volte… semplicemente vivendo”.
 

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