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IL suono del cratere centrale: intervista ad Alessandro Fiori e al suo produttore Enzo Velotto

 

ENZO VELOTTO

 

1. Cosa ti ha spinto, da musicista a passare dall’altra parte della barricata e a diventare un produttore discografico.

 

Sono diventato un produttore perché, ad un certo punto della mia carriera, dopo due lunghe esperienze che mi hanno portato a girare per mezza Europa, quella con i KUNSERTU e quella con i FLOR DE MAL, sono entrato a lavorare per una major discografica come responsabile marketing commerciale. Ovviamente guardando questo mondo dal di dentro e soprattutto grazie all’esempio illuminante di Francesco Virlinzi oggi non più vivente, che è stato il fondatore del Cyclope Records e quello che ha lanciato noi, Carmen Consoli e tanti altri, ho detto beh perché non aprire un etichetta e provare a dare spazio a quella musica un po’ diversa da ciò che si ascolta in questo periodo? Inoltre erano anni in cui dal punto di vista proprio lavorativo aprire un etichetta discografica era molto incoraggiante quindi con alcuni soci ci siamo buttati nella mischia. La Viceversa Records nasce a Catania nel 1996.

 

2. Qual è il criterio che adoperi nello scegliere gli artisti da produrre? Quali sono le caratteristiche e le qualità che per te non possono assolutamente mancare in un artista?

 

Già dal nome la Viceversa evoca un po’ tutto e il contrario di tutto e questo è anche il criterio a cui ci siamo ispirati per la scelta degli artisti: trasversalità totale. Non siamo un etichetta di genere e questo in Italia ci mette di fronte a grosse responsabilità, sembra un paradosso, ma è così. In Italia funziona a nicchie e settori rigorosamente determinati: quindi c’è l’etichetta heavy metal, quella indie, quella reggae, quella dance e quella bla bla bla, noi in effetti siamo un po’ spiazzati e spiazzanti perché passiamo da un genere all’altro con la massima disinvoltura e produciamo cose che veramente in alcuni casi non c’entrano nulla l’una con l’altra, ma c’è un filo conduttore molto molto importante. E’ ovvio che il gusto è soggettivo, ma la qualità, intesa come creatività, come qualità esecutiva del saper suonare, come originalità, sono delle qualità oggettive e non esiste, a mio modestissimo parere, artista della Viceversa, che queste caratteristiche non le abbia da vendere. Citarli tutti adesso sarebbe complicato, ma negli ultimi due anni e mezzo abbiamo tirato fuori venti dischi e altri quattro progetti usciranno nei prossimi mesi. In ognuno di questi c’è un pezzo della nostra passione, del nostro cuore e del nostro gusto per la musica. Per gusto personale è chiaro che qualcuno può piacermi più o meno di altri, ma ovviamente nessuno di questi per me ha una valenza artistica minore rispetto agli altri.

Quindi sicuramente al primo posto, l’originalità e il “progetto”, ci piace lavorare con artisti che hanno un “progetto” cioè che riescono a vedersi a medio lungo termine. Fare un disco con un musicista che non sa se il prossimo anno magari farà un altro mestiere, a me non interessa nulla. Ci piace lavorare con gente, che come noi, pianifica non il proprio futuro, ma almeno la propria attività, la propria passione e disciplini il modo di essere musicista.

 

3. Come sappiamo, tu stesso sei la prova di come la scelta di fare il produttore non escluda la possibilità e di continuare di suonare. Ma, di fatto, questa scelta ha in qualche modo influenzato o frenato la tua carriera come musicista?

 

Beh innanzi tutto, partiamo dal dire che non sono il primo produttore che fa anche il musicista e non sarò neanche l’ultimo, potrei farti un elenco di nomi lunghissimo di persone che sono grandi produttori e allo stesso tempo grandi musicisti. Non ho mai smesso di fare il musicista, se non per un brevissimo lasso di tempo, e concilio benissimo l’essere produttore e l’essere musicista. Questo soprattutto e a maggior ragione se faccio il musicista di una band che ho prodotto artisticamente. Ad esempio Mapuche o Nazarin: in questi casi io sono il batterista, non sono il produttore. Quando saliamo in macchina per andare a suonare, io divento esclusivamente il batterista al servizio della band o al servizio del solita e ridivento produttore quando torno a casa dietro al computer o dietro la scrivania a parlare del progetto o del prossimo disco.

 

4. Parliamo adesso del progetto della Viceversa Records, “IN VINILE” una collana in vinile appunto che fra gli altri ha visto la pubblicazione di “CASCATA” di Alessandro Fiori. Come nasce questa collaborazione e cosa ti ha spinto fortemente a mettere in piedi questo progetto?

 

Con la collana “IN VINILE” mi dai modo di parlare di una cosa che mi sta molto a cuore. Il progetto nasce da una mia idea in condominio con quella del direttore artistico del progetto stesso che è Cesare Basile, che ha accettato la mia proposta entusiasticamente e abbiamo deciso di realizzare questa serie di dischi che hanno delle caratteristiche ben precise: innanzi tutto vinile 180 grammi con copertina gatefold, per i profani la copertina gatefold è quella che si apre nel mezzo come un libro, tiratura limitata, escono solo in vinile e in digitale, non verranno mai stampati in cd e quando finiranno non saranno più disponibili e come se ciò non bastasse c’è un ulteriore paletto: tutti questi dischi devono essere registrati e missati in tre giorni. Quindi abbiamo trovato una bella schiera di artisti che hanno voluto cimentarsi in questa follia e c’è ne sono altri in coda. Perché la collana non finisci qui, ma continuerà con altri nomi alcuni dei quali molto molto grossi anche dalla scena internazionale, non solo italiana. Finora non ci possiamo lamentare, abbiamo pubblicato Hugo Race, seguito da The Niro che proprio in questi giorni è stato selezionato per Sanremo giovani, Marcello Cunsolo, ex cantante dei Flor de mal e adesso brillante solita. Poi siamo usciti con Cesare Basile che ha vinto il Premio Tenco grazie anche alla versione in vinile di questo disco che è doppio, poi proseguiamo con Alessandro Fiori, mentre la prossima uscita, vi anticipo la notizia, sarà quella di Roberto Angelini, artista immenso con un disco che vi garantisco fin d’ora sarà meraviglio. Inoltre sono in preparazione altre sei uscite, probabilmente anche con altri direttori artistici poichè la collana “IN VINILE” è un progetto mutevole.

 

5. Ti chiedo di fare una considerazione sul vinile come prodotto commerciale.

 

Diciamo le cose come stanno, il vinile è come la donna interessante, cioè il vinile è figo!!

E’ innanzitutto tangibile, lo tocchi, si graffia, ci restano le ditate sopra. Si sente da dio, non c’è paragone fra la qualità di ascolto di un vinile e la qualità di un cd e poi è grande e grosso puoi vederti bene le foto, leggerti i testi, le didascalie il vinile è meraviglioso. Ovviamente io continuo a produrre e a comprare anche cd. Come etichetta ti dicevo che essendo trasversali lavoriamo molto con i vinili e bene con i cd, ovviamente con un occhio e un piede anche dentro il mercato digitale comincia timidamente a risalire la china e a sviluppare delle cifre interessanti.

 

6. Sarebbe bello se la Viceversa Records attingesse dal passato per riproporre, magari in vinile, degli album o degli artisti spesso ormai dimenticati.

 

In realtà mi hai anticipato, la Viceversa prevede di volgere lo sguardo al passato, non per nostalgia, ma per amore filologico e di documentazione. Per quello che è possibile cercheremo assolutamente di riscoprire e di riportare alla luce delle belle operazioni del passato che meritano assolutamente di essere riscoperte. Infine volevo dire una cosa a cui tengo tantissimo, la Viceversa Records non è solo Enzo Velotto e quindi è giusto che vengano citate le persone che come quanto me e con me portano avanti questa baracca con sacrifici immensi. Quindi Enzo Velotto va bene, però sicuramente Benedetta Bellotti deve essere citata perché è l’anima della Viceversa, io faccio il boss, ma lei è quella che si smazza tutto il lavoro. E’ giusto nominare anche Alessandro Di Paola che è il novellino della squadra ma è insostituibile perché si occupa del booking che è nevralgico. Poi Monica Saso che si occupa di tutto ciò che è relativo al sito e alle grafiche e poi tutti, ma dico tutti i nostri artisti, perché senza loro noi c’è ne staremmo a casa a girarci i pollici o peggio ancora a fare un lavoro serio. Anzi no, a lavorare che è terribile, l’ho fatto per troppi anni, adesso c’è la Viceversa e si suona.

 

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ALESSANDRO FIORI

Alessandro Fiori è un artista nato ad Arezzo nel ‘76. Ha già avuto tantissime esperienze ed ha all’attivo diversi progetti musicali. Ha fondato i “Mariposa” con cui a pubblicato ben 9 dischi per poi lasciarli nel 2011 per dedicarsi al progetto solista a suo nome con cui ha già pubblicato due album ed un ep, “attento a me stesso” nel 2010 e “questo dolce museo” prima in ep nel 2011e poi nel 2012 in lp, con cui arriva fra i finalisti al Premio Tenco. Fra gli altri progetti e collaborazioni ci sono i Craxi, gli Amore e i Betti Barsantini con Marco Parente.

 

1. Parlaci di come è nata la collaborazione fra te e la Viceversa e l’idea di pubblicare l’album. Vinile, edizione limitata a 300 copie numerate, realizzazione di tutto in soli tre giorni: quanto questo è stato determinante?

 

Io ho ricevuto quest’offerta perché la Viceversa aveva iniziato questa collana in Vinile chiamando degli autori che loro apprezzavano e stimavano, la proposta è stata fatta anche a me e ne sono stato onorato. Mi ha fatto molto piacere. Tra l’altro era un gioco piuttosto allettante perché è bello produrre delle cose in vinile, mi incuriosiva la tipologia dell’operazione. In più sapevo che il disco sarebbe stato realizzato sotto “l’attenzione” di Cesare Basile, che già conoscevo e c’era tra noi una grande stima, insomma tutta una serie di motivi mi hanno portato a non pensarci neanche un attimo. Sono andato ed è stata un’esperienza molto bella, molto gratificante, sono stato accolto in maniera davvero rispettosa e con grande curiosità e grande amicizia. In maniera molto spontanea, così come erano nati i brani abbiamo realizzato il disco in un flusso di grande rispetto ed è venuto fuori una cosa molto diretta, un istantanea che è questo disco chiamato “Cascata” che altro non è che un disco d’amore.

 

2. Io personalmente ho la copia numero 15 ed è come far parte di un gruppo ristretto di persone che ha qualcosa in più, ovviamente “avere” non nel senso materiale, ma inteso come “conoscere” qualcosa in più rispetto ad altri: tenerlo in mano, spulciare i testi, guardare le foto, aprirlo, tirare fuori il disco, toccarlo, posizionarlo sul giradischi credo lasci qualcosa in più rispetto ad ascoltare le stesse canzoni magari in streaming su Spotify ad esempio.

 

Beh in effetti si, un po’ è vero anche perché è un vinile che è stato realizzato con tanta cura e attenzione, se guardi proprio la pasta del vinile è di una ricchezza che io non ritrovavo dagli anni ottanta, novanta da quando insomma poi ne è diminuito il commercio. Mi sembra veramente bellissimo, fatto bene, le stampe delle foto sono di altissima qualità è venuto fuori un oggetto bello ed è gratificante anche per me tenerlo in mano. Son proprio contento, è eccezionale, non hanno badato a spese e sono sicuro che altri copieranno l’idea di recuperare “l’oggetto” in copie numerate e non ristampabili, mi sembra proprio una cosa molto bella.

 

3. Già poco fa tu parlavi della genesi compositiva di “Cascata”.

Tra i nove brani mi ha colpito in modo particolare “Volevo solo farle il caffè”, testo che richiama la bellezza dello spendersi per gli altri anche nei piccoli gesti quotidiani, come fare un caffè. Cascata è un disco pieno di poesia: in “Figurazione speciale” la frase “stai tranquillo amore è tutto apposto…” indiscutibilmente ci riconduce alla “fiducia” e al “senso protezione”, sentimenti questi che rappresentano le fondamenta dell’amore, del volersi bene. Ovviamente non parlo solo d' amore fra due persone, ma di amore universale, infatti in “Un misterioso caso” ad esempio canti “…la cagna si sveglia e mi viene a leccare…” proprio a voler rappresentare il senso di fiducia e affetto portati all'estremo.

 

Io in quel momento ero totalmente sfiduciato, quello che tu hai tirato fuori è solo una proiezione di quello che io avrei voluto vivere, in realtà non avevo nulla da proteggere perché ero solo e ambivo solo a quello. La cagna è l’unico testimone di questo mio struggimento un po’ tardivo, ho già una trentacinquina d’anni, e però questo fatto che c’è la totale assenza d’amore mi ha portato a centrarlo bene, a parlarne in maniera piuttosto vivida, ecco. I brani sono stati scritti per l’occasione? non lo so, di sicuro sono tutte canzoni che sono nate in pochissimo tempo e sono finite tutte quante dentro il disco, ma in realtà c’è un pezzo, che si chiama Big Fish, che è stato invece scritto per l’occasione in Catania e realizzato in collaborazione con tutti gli altri musicisti, una jam insomma con tutti i musicisti che hanno contribuito alla realizzazione del disco stesso.

 

4. Nel testo di “Big fish” parli di “una migliore dormita dell’anno”, realmente a Catania ti sei fatto la migliore dormita dell’anno?

 

Ehh si si si, me la sono fatta in via Finocchiaro Aprile la mia migliore dormita dell’anno!! E poi era anche un saluto e un ringraziamento all’Etna che in quei giorni là, stava eruttando ed essendo questo disco un istantanea mi piaceva ricordare questo avvenimento naturalistico che era molto più potente e bello di qualsiasi disco che potevo fare.

 

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Salutiamo e ringraziamo Alessandro Fiori ed Enzo Velotto per il tempo e la disponibilità.

Per i live in Sicilia, Alessandro Fiori sarà accompagnato da Enzo Velotto alla batteria e rumori e da Marcello Caudullo al basso e tastiere.

Queste le date in Sicilia che vi consigliamo di non perdere assolutamente:

18 dicembre Tra Parentesi, Caltanissetta (unplugged)

19 dicembre Bandini Concept Bar, Trapani

20 dicembre Marius, Barcellona Pozzo di Gotto

21 dicembre La Lomax, Catania

 

22 dicembre Lanificio, Ragusa

 

 

Caterina Camarda

Riccardo Stellino

 

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