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La mafia uccide solo d’estate

La mafia uccide solo d’estate

Marisa Adamo | 6 dicembre 2013 | Cinerubrica, News, Rubriche

 

Regista : PIERFRANCESCO DILIBERTO
Distribuzione : 01 DISTRIBUTION
Produzione : WILDSIDE, RAI CINEMA
Attori : Pierfrancesco Diliberto, Cristiana Capotondi, Claudio Gioè, Ninni Bruschetta, Teresa Mannino, Rosario Lisma, Domenico Centamore, Maurizio Marchetti
Programmazione: Partinico, Cinema Empire ore 18:30 – 20:30 – 22:30

La mafia uccide solo d’estate è un film che diverte e commuove. Perché si può parlare di mafia, anche con un sorriso. E’ con il sorriso infatti che Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, racconta le stragi mafiose che sconvolsero la Sicilia tra gli anni ’70 e ’90 attraverso gli occhi di un bambino, Arturo, che nasce e cresce a Palermo. Partendo dalla strage di Viale Lazio del 1969, Pif unisce elementi di finzione a immagini di repertorio e racconta l’omicidio del generale Dalla Chiesa, di Boris Giuliano, di Pio La Torre e Rocco Chinnici fino ad arrivare alle bombe di Capaci e di via D’Amelio del 1992.

Filo conduttore di questa storia è l’amore di Arturo per Flora – perché ci si può innamorare anche in una città sotto assedio come Palermo – nato tra i banchi di scuola. Arturo prova a superare la timidezza e a dichiararsi a Flora. Arturo infatti è un ragazzo come tanti altri dell'Italia degli anni '70 ma, a differenza dei suoi coetanei del nord, è costretto a fare i conti con le infiltrazioni e le azioni criminose della mafia nella sua città. La consapevolezza di Arturo cresce anno dopo anno, ma nessuno lo ascolta. Palermo ha altro a cui pensare.

Non bisogna preoccuparsi degli omicidi e delle sparatorie, perché La mafia uccide solo d’estate gli assicura il padre; e Arturo ci crede. Come crede che Andreotti – che in un’intervista dichiara di preferire i battesimi ai funerali – sia una brava persona in quanto “amico degli amici”, tanto da arrivare a chiedere a Dalla Chiesa, nella sua prima intervista: “L’onorevole Andreotti dice che l’emergenza criminalità è in Calabria e in Campania, Generale, ha forse sbagliato regione?”.

Divertente è la scena in cui il macellaio Palermitano insegna all’Arturo ancora bambino che “la mafia esiste per colpa dei film” che ci romanzano troppo con sceneggiature e sparatorie. In effetti di film sulla mafia se ne sono fatti tanti, ma una pellicola come questa, che ha appena vinto il Premio del Pubblico al Torino Film Festival, utilizzando un nuovo linguaggio, danzando tra serietà ed ironia, riesce a farci vivere la Palermo di quegli anni in modo diverso e merita davvero di essere sostenuto.

Niente male davvero per un esordio originale, che invece della solita rassicurante commedia sentimentale ha scelto di raccontare una generazione capace di impegnarsi nelle battaglie giuste, ma sempre col sorriso sulle labbra.

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