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L’inerzia delle istituzioni: La lentezza della giustizia civile e penale e la carenza di personale amministrativo

L’inerzia delle istituzioni: La lentezza della giustizia civile e penale e la carenza di personale amministrativo

Redazione | 6 giugno 2019 | Attualità, News

 

E’ risaputo che la giustizia in Italia non goda di buona salute, ma negli ultimi anni, le condizioni in cui versano i tribunali italiani si è particolarmente aggravata, quasi da essere definita fallimentare, e la principale ragione che ha determinato il pieno collasso delle cancellerie, riguarda la carenza di personale amministrativo.

Il grido d’aiuto rivolto alle istituzioni e rappresentate dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, proviene da tutti gli addetti ai lavori; dal personale in servizio presso tribunali e procure, la cui età media sfiora già l’età pensionabile, dai magistrati, dall’ avvocatura e da tutte le sigle sindacali maggiormente rappresentative.

L’art. 111 c. 2 della nostra Carta Costituzionale, sancisce il principio della ragionevole durata del processo, secondo il quale “ Ogni processo si svolge nel contraddittorio delle parti, in condizioni di parità, dinanzi a un giudice terzo e imparziale”. Affinché un processo venga considerato giusto, ed esulando da eventuali responsabilità ed inerzie da parte di chi sta giudicando, occorre che la sentenza intervenga entro i tre anni nel giudizio primo grado, entro i due anni nel giudizio di secondo grado ed entro un anno nel giudizio di legittimità. Tale principio, non rappresenta soltanto un diritto della persona coinvolta nel processo, ma anche una garanzia oggettiva di buon funzionamento della giustizia. Il non rispetto di questo principio genera processi interminabili con la quasi certezza che intervenga la prescrizione, e se a questo uniamo la grave carenza di personale amministrativo, che non consente neppure di notificare le sentenze emesse ai rispettivi destinatari, è chiaro ed evidente, che i cittadini perdano la propria fiducia verso le istituzioni e verso la giustizia, perché’ cosi non si da neppure attuazione al principio fondamentale di uguaglianza formale art 3 c. 1 Cost. “ La legge è uguale per tutti”.

Il concorso per Assistenti Giudiziari, fu bandito dopo più di venti anni, dal precedente Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il quale ha visto oltre trecentomila iscrizioni, con una graduatoria finale di 4915 idonei. Si tratta di un concorso dai tratti innovativi, il primo interamente svolto con modalità telematiche, al quale hanno partecipato secondo i dati rilasciati dallo stesso Ministero, giovani, molti dei quali avvocati e plurititolati. Ad oggi, si è’ proceduto allo scorrimento di 3084 idonei, merito che non va sicuramente riconosciuto all’attuale governo, il quale dopo quasi un anno dal suo insediamento è rimasto inerte su tale questione. Gli idonei assistenti giudiziari, rappresentano una grande risorsa per lo stato, e non il contrario, per questa ragione auspichiamo che le parole del Ministro Bonafede, non restino semplici slogan elettorali, e che proceda allo scorrimento totale della graduatoria entro tempi certi e celeri, soprattutto in virtu’ della prima finestra prevista per quota cento di luglio, la quale contribuirà a creare voragini e svuotare ulteriormente le cancellerie.

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