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Alcamo Marina; classi sociali scisse da una linea ferroviaria. L’analisi di Luigi Culmone (1979).
Il Dott. Luigi Culmone con l'articolo del 8 agosto 1979 sul Giornale di Sicilia.

Alcamo Marina; classi sociali scisse da una linea ferroviaria. L’analisi di Luigi Culmone (1979).

Emanuele Cusumano | 5 giugno 2019 | Cultura, News

 

Il “caso di Alcamo Marina”; meta del celebre esodo estivo, priva di servizi ma, per la sua stessa topografia, metafora della mentalità degli alcamesi, nonché rappresentazione in cemento del proprio reddito. Questa è la realtà messa in luce da Luigi Culmone in questo suo secondo articolo pubblicato l’8 agosto 1979 sul Giornale di Sicilia e da noi riproposto insieme al primo, già pubblicato su ideazionenews.it.

Di seguito l’articolo integrale di Culmone:

Alcamo Marina a piramide: i più ricchi stanno a valle

La città spaccata in due dalla potenza del denaro

Costruirsi una casa nella parte bassa significa assicurare ai propri figli un buon matrimonio – Una piccola “Saint Tropez” dove d’estate si può soltanto giocare a canasta

Ad Alcamo Marina l’unica attività culturale è la canasta con gli amici o tutt’al più la solita discussione “impegnata” sul calcio-mercato bianconero. Ma gli alcamesi “privati” in fondo fanno del loro meglio ed anzi sempre “privatamente” da qualche anno viene, con pieno successo di pubblico, organizzato un torneo di calcio sulla spiaggia a cui partecipano giocatori di serie C, D e campionati federali. Nell’estate di Alcamo Marina non c’è proprio nient’altro.
Come si vede funziona solo il “privato”: il privato ha costruito Alcamo Marina, il privato lottizza il privato costruisce le strade, il privato tenta di imbastire qualche iniziativa che ammazzi il tempo. E il Comune?
Quest’anno dopo che gli amministratori hanno sventato il “golpe” di luglio, si è organizzata una campagna per Alcamo pulita e per una spiaggia pulita. Certamente, dopo anni di silenzio, l’iniziativa è da considerarsi uno spiraglio positivo e che si faccia “pulizia” è un’aspirazione che va incoraggiata e possibilmente sostenuta da tutta la cittadinanza.
Migliaia di manifestini, variamente colorati, sono stati affissi a tappeto in paese e nella frazione marina. Duemila contenitori inoltre sono stati distribuiti per raccogliere l’immondizia, mentre dal palazzo di città partono disperati appelli affinché la cittadinanza non butti le bucce di banane o le ciocche per terra.
Il tentativo è davvero nobile e merita il più ampio successo, se non altro perché dimostra che il Comune esiste ancora. Elencare tutti gli aspetti di Alcamo Marina, città-coscienza degli alcamesi richiederebbe un intero dossier.
Questa piccola Saint Tropez si divide in due parti: sotto linea (il quartiere alto), e sopra linea (il quartiere che più si avvicina alle Favelas di Rio de Janeiro). Avere la casa “sotto linea” è un marchio D.O.C. di prestigio sociale, di avventura e vittoriosa arrampicata sociale. “Sotto linea” è ormai un quartiere chiuso, chi possiede una casa in quella zona è un fortunato, anche perché i prezzi delle ville ormai sono stratosferici. Naturalmente però non tutti quelli che hanno una casa “sotto linea” sono ricchi, ci sono pure le eccezioni.
Così pure per l’”altra” Alcamo Marina, quella “sopra linea”: più si sale verso Alcamo, più va scendendo il reddito! Così coloro che hanno la casa a ridosso del “confine”, appartengono alla media borghesia o alla grossa che non ha fatto in tempo ad istallarsi al di là del binario. Più si sale, più umili sono le classi sociali, in cima alle colline ci stanno i contadini, i piccoli muratori e gli artigiani.
Accade così che basta avere la casa un po’ più a nord del paese per dire che si possiede la casa ad Alcamo Marina! Le conseguenze pratiche non mancano. C’è gente che per “impostare” o accasare la figlia od il figlio con un “buon partito” fa tutti i sacrifici possibili, tutti i risparmi fino all’osso, per poter acquistare la casa ad Alcamo Marina o quanto meno “verso” Alcamo Marina. Sembra inverosimile, sembra assurdo, ma è questa la vera anima di questo mostro urbanistico.
Forse più del cronista o del magistrato, ci sarebbe bisogno di un sociologo. E forse perché inconsciamente si è capito ciò, nessuno mai si è chiesto come e perché possa sorgere una città abusiva, un paese “fantasma” e come possa scomparire una spiaggia di cinque chilometri e un bosco bellissimo.
Ad Alcamo anche l’assurdo ha una sua fredda razionalità e solo capendo questo si capisce il perché di un paese cresciuto troppo in fretta con la voglia di sentirsi chiamato città.

                                                                                                                     – Luigi Culmone

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