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Imprenditore gelese, vittima del pizzo  e di uno Stato intransigente, si suicida.

Imprenditore gelese, vittima del pizzo e di uno Stato intransigente, si suicida.

Redazione | 3 marzo 2019 | Cronaca, News

 

«Denunciare i boss del pizzo mi è costato caro», aveva confidato Rocco Greco alla moglie, così mercoledì mattina  si è recato nella sua azienda, la Cosiam a Caltanissetta, e con un colpo di pistola alla tempia si è ucciso.
Nel 2007, infatti, l’uomo decise di ribellarsi al racket delle estorsioni, convincendo altri sette imprenditori ad unirsi alla sua battaglia. La reazione degli estorsori non si è fatta attendere: «Ma quale pizzo, gli imprenditori pagavano il nostro sostegno. E spartivamo gli utili».
Alla fine la giustizia sembra trionfare: il tribunale assolve Greco e undici uomini finiscono in manette. Nel complesso la pena prevede 134 anni di carcere, sentenza che viene confermata dalla Cassazione. Ma non finisce qui: la nuvola del paradosso non abbandona l’imprenditore, simbolo dell’antiracket di Gela, sul quale piove addosso una decisione del Ministero dell’Interno,ancora più bizzarra della controdenuncia degli uomini di Cosa Nostra. Viene negata alla ditta di Greco l’iscrizione alla white list per la partecipazione ai lavori di ricostruzione dopo il terremoto in centro Italia. Il motivo? Secondo la Struttura di missione antimafia sisma «nel corso degli anni (Rocco Greco, ndr) ha avuto atteggiamenti di supina condiscendenza nei confronti di esponenti di spicco della criminalità organizzata gelese».
In sostanza lo Stato non perdona all’imprenditore la scelta di aver pagato il pizzo prima di trovare il coraggio di denunciare, nonostante la città di Gela, all’epoca di quello che l’antimafia definisce “supina condiscendenza”,– come ricorda il figlio – registrasse più di cento morti in un anno: «Veniva ucciso anche chi non pagava il pizzo».
A causa dell’interdizione dell’azienda di famiglia, Greco perde tutti gli appalti ed è costretto a licenziare 50 operai. «Ormai il problema sono io. – dice l’imprenditore alla moglie – Se vado via io, i miei figli sono a posto». Martedì sera l’ultima cena con la famiglia. Mercoledì mattina la vita di un uomo pesa sulla coscienza dello Stato, quello Stato che invece di premiare l’onestà, finisce col punire la mancanza di tempestività dovuta alla paura di alzare la testa contro un sistema che, al contrario, – si sa – non ha alcun timore a fare fuori i ribelli.

 

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