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Arrestati due gioiellieri di Castelvetrano

Arrestati due gioiellieri di Castelvetrano

Francesca Corsentino | 11 febbraio 2019 | Cronaca, News

 

Oggi, i Finanzieri del Nucleo di Polizia economico finanziaria e i Carabinieri del Nucleo Investigativo dei Comandi Provinciali di Trapani hanno arrestato, in esecuzione del provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari emesso dal GIP del Tribunale di Marsala, su richiesta della locale Procura della Repubblica, due gioiellieri di Castelvetrano: Geraci Tommaso, 65 anni, con precedenti di polizia ed il figlio Geraci Antonino 37 anni. Oltre all’arresto, i due indagati sono stati destinatari anche di un ingente sequestro di beni, tra cui: una lussuosa villa dove i Geraci dimorano a Castelvetrano, una imbarcazione, autovetture di ingente valore, oltre alla loro società GIA srl, operante nel settore dei metalli preziosi, con la quale gli odierni indagati gestiscono due Compro Oro nei comuni di Mazara del Vallo e Castelvetrano, nonché i conti bancari riconducibili ai medesimi e alla già citata società, per un ammontare complessivo di circa 1,7 milioni di euro.

I due Geraci sono indagati per il reato di riciclaggio e impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita e per false fatturazioni con conseguenziale evasione d’imposta. Le indagini di Carabinieri e Finanzieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Marsala, hanno permesso di svelare l’esistenza di una diffusa e penetrante attività illecita, perpetrata dagli amministratori della società GIA srl, volta al riciclaggio e al reimpiego di notevoli quantità di oro di provenienza illecita. La rete creata dai Geraci si serviva della complicità di soggetti malavitosi che cedevano l’oro proveniente da furti e rapine, nonché di alcuni compro oro che, attraverso numerose fatture per operazioni inesistenti, consentivano di occultare la provenienza illecita dell’oro e di ottenere un notevole risparmio di imposta. L’oro di provenienza illecita veniva poi rivenduto dai Geraci ad ignare fonderie che pagavano il metallo prezioso in base alla quotazione giornaliera. I Geraci potevano così godere di ingenti somme di denaro “ripulito”. L’indagine ha poi dimostrato un consolidato sistema di riciclaggio di denaro. Infatti, il rilevantissimo ammontare delle citate fatture per operazioni inesistenti veniva sottratto dagli indagati dalle casse sociali della GIA srl, per effettuare i pagamenti delle fatture false. Il denaro però veniva restituito direttamente, da chi aveva consapevolmente emesso la fattura per operazioni inesistenti, agli stessi Geraci, che se ne appropriavano senza riversarlo nelle casse sociali, nascondendolo di conseguenza al fisco.

Oltre ai due Geraci, nella stessa attività sono indagate, a vario titolo, per ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita e false fatturazioni altre 13 persone.

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