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L’imperatore paladino della cristianità ad Alcamo
Stemma di Carlo V Imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo I, re di Spagna.

L’imperatore paladino della cristianità ad Alcamo

Emanuele Cusumano | 5 febbraio 2019 | Cultura, News

 

Enormi quantità di latte riversate dai nobili alcamesi nel “Fiume Freddo”, avrebbero accolto, secondo la tradizione, il grande Imperatore Carlo V d’Asburgo al suo arrivo nei pressi di Alcamo.

Probabilmente fu l’uomo più potente dell’epoca, nel specifico all’arrivo ad Alcamo ovvero l’1 settembre 1535, poteva vantare i titoli di Imperatore del Sacro Romano Impero, Re d’Italia, Re delle Spagne e delle Indie (con il nome di Carlo I), Re di Napoli (con il nome di Carlo IV), Re di Sicilia e Re di Sardegna (entrambe come Carlo I) e Duca di Borgogna (come Carlo II). Le terre sotto il suo dominio andavano dal Sud America e odierno Messico sino a comprendere l’Europa orientale, un vastissimo territorio, che suo malgrado pativa ormai da tempo, specie in Sicilia, continui attacchi e saccheggi ad opera di pirati musulmani provenienti dalle coste del Nord Africa.

Carlo V

Carlo V

All’arrivo ad Alcamo Carlo V fu accolto da eroe e vincitore. Egli infatti era di ritorno dalla campagna per la conquista di Tunisi, città ormai nelle mani dal famigerato pirata Barbarossa, usurpatore del Regno di Tunisi e uomo temuto specie nelle terre di Alcamo.
Per il magnifico ospite la città fu abbellita e furono “aperte” delle nuove porte, tra le quali le odierne Porta Palermo e Porta Trapani, l’attuale Corso 6 aprile prese nome di Corso Imperiale. Porta Trapani venne varcata per prima dal Sovrano, il quale una volta oltrepassatala scese da cavallo, baciò una croce e si inoltrò in città accompagnato da un vero e proprio corteo musicale composto da trombettieri e percussionisti e dalle urla del popolo che in coro lo osannavano “Cesare, Cesare! Imperio, Imperio!”.
Carlo V fu accolto da Federico Enriquez de Cabrera e dalla moglie Anna I Cabrera, ovvero i Conti di Modica, e alloggiò nell’omonimo Castello. Il giorno successivo partecipò alla messa in Chiesa Madre, e tanto fu colpito dalla sua bellezza che la dichiarò sotto la sua protezione.

Ripartì in viaggio verso Monreale il 3 settembre.

L’imperatore lasciò un bellissimo ricordo in città, rendendo orgogliosi i cittadini e i nobili locali. Definì Alcamo “opulenta” e “gioconda”. In effetti trovò in Alcamo un vero e proprio cantiere: “baroni, cavalieri, ecclesiastici, comune e popolo edificarono in quel tempo una ventina di chiese, senza contare le case patrizie, veri castelli merlati con magnifiche torri, di cui ancor oggi ammiriamo quella dei De Ballis”.

Chissà se oggi Alcamo sarebbe apprezzata nuovamente in tal modo agli occhi di un grande uomo e sovrano quale fu Carlo V.

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