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La mafia diventa un brand

La mafia diventa un brand

Antonio Butera | 16 gennaio 2019 | Attualità, News

 

Sono passati quasi cinquant’anni dall’uscita del libro di Mario Puzo Il padrino, che diede l’ispirazione al regista Francis Ford Coppola per il suo cult movie. Nella trasposizione cinematografica il Boss don Vito Corleone si pensa possa essere un riferimento al capo mafia Josef Bonanno, soprannominato Joe Bananas, originario di Castellammare del golfo.

Recentemente la figlia del Boss Totò Riina, ha scatenato delle pesanti polemiche per aver messo, in Francia, il suo pesante cognome accanto al nome del ristorante “Corleone”, ma successivamente  il cognome è stato tolto. Il turista medio,  viene attratto dal gusto del macabro, infatti la tomba del capo dei capi riceve molte visite, oppure  marchio che si era sviluppato in Spagna “La Mafia se sienta a la mesa”, la mafia si siede a tavola, ma questa fu ritirato grazie all’intervento dell’Ufficio Marchi e Disegni dell’Unione Europea che ha censurato i proprietari della catena di ristoranti spagnoli accogliendo un ricorso dell’Italia «per l’invalidità del marchio».

La mafia va sempre combattuta e mai sottovalutata, dare spazio a questo fenomeno di Brandizzazione vuol dire dimostrare rispetto per chi ha macchiato la nostra terra di morti di mafia, chi disprezza le istituzioni, chi non ha rispetto per la vita e uccide barbaramente i bambini. In una società civile non ci possiamo permettere di dare spazio e visibilità ad una “montagna di merda” come la mafia. E’ giusto ricordare gli eroi che hanno sacrificato la loro vita per dare un immagine pulita e di rivincita sociale come i giudici Falcone e Borsellino, oppure parlare di “Politica con le carte in regola” come diceva il presidente della regione Piersanti Mattarella.

La mafia va combattuta sempre e comunque anche nei piccoli atteggiamenti che possono sembrare innocui, come dare il nome ad un ristorante o risalto ad un film. Questa parola non va cancellata o dimenticata, ma bisogna ricordare il sacrificio delle persone che sono morte per combatterla e dare un immagine della Sicilia nel mondo diversa, non appunto per la mafia, ma perché come diceva il giudice Borsellino “un giorno questa terra sarà bellissima”.

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