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Scontro tra Salvini e Orlando – Cos’è la democrazia?

Scontro tra Salvini e Orlando – Cos’è la democrazia?

Paola Faillace | 5 gennaio 2019 | Attualità, Cronaca, Editoriale, News, Politica

 

La polemica del sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha innescato la protesta dei sindaci contro il decreto del ministro Salvini. Orlando ha sospeso l’applicazione di alcune norme sull’immigrazione del decreto sicurezza in attesa di approfondimenti giuridici e motiva la sua decisione sostenendo che alcune disposizioni violerebbero i diritti fondamentali della persona e appellandosi all’esistenza di una legge precedente che obbliga alla registrazione. Orlando lo definisce “Un provvedimento disumano perché eliminando ogni attenzione umanitaria toglie ogni residuo di comprensione nei confronti del dramma dei migranti ma anche criminogeno perché trasforma in illegale la posizione legale di chi ha regolarmente il permesso di soggiorno.”

Un potere di rango inferiore non ha però potere di derogare su una legge dello stato. A Orlando si sono uniti De Magistris sindaco di Napoli e Nardella sindaco di Firenze. Il ministro dell’interno Salvini afferma che i sindaci ribelli ne risponderanno personalmente, legalmente e civilmente. “Siamo in democrazia e governano gli italiani.” Ribatte Salvini in un post su facebook. Ma chi sono gli Italiani nel 2018? Chi sono gli abitanti di Palermo? Chi vive nelle periferie di Palermo?

Lo scontro istituzionale tra il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e il ministro dell’Interno Matteo Salvini non accenna a esaurirsi e le conseguenze potrebbero essere serie. Il rischio per i sindaci è l’incriminazione per abuso d’ufficio, se vi è la denuncia dei prefetti, o la rimozione dalla loro carica. L’articolo 142 del testo unico degli enti locali prevede che il ministro dell’Interno possa rimuovere i sindaci se colpevoli di gravi e persistenti violazioni di legge. La polemica scoppiata sui social a seguito dell’approvazione del decreto sicurezza cresce di minuto in minuto e i toni si riscaldano.

I sindaci possono realmente rifiutarsi di applicare una legge dello stato? In realtà no, l’unica opzione nel caso in cui le leggi offendano il nostro senso di giustizia, è interrogare la Corte costituzionale. Un’obiezione di coscienza generalizzata sulle leggi dello Stato non è ammissibile. Le direttive di Orlando di sospendere nel suo Comune gli effetti della legge da sole sono illegali, se però diventano uno strumento per consentire attraverso un successivo contenzioso di interpellare la Corte costituzionale, allora il sistema si riassetta. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha definito “Amici dei clandestini, traditori degli italiani!” i sindaci, all’interno di uno dei suoi post su Facebook, prima di lanciare una diretta in cui ha annunciato “io non mollo” e ha chiesto a Orlando, Luigi De Magistris e gli altri sindaci in disaccordo di dimettersi.

Il 4 gennaio a Palermo si è tenuto un presidio in piazza Pretoria, nato spontaneamente sui social, a sostegno della decisione del sindaco Leoluca Orlando di sospendere il provvedimento in città, tra i presenti numerosi esponenti del terzo settore, delle associazioni, gruppi studenteschi e liberi cittadini. In seguito alle polemiche, il presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci) Antonio Decaro ha comunicato “l’esigenza di istituire un tavolo di confronto in sede ministeriale per definire le modalità di attuazione e i necessari correttivi a una norma che così com’è non tutela i diritti delle persone”.

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