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Alcamo. La Uil Fpl interviene sulla sospensione di una dipendente comunale

Alcamo. La Uil Fpl interviene sulla sospensione di una dipendente comunale

Redazione | 7 settembre 2018 | Attualità, News

 

Il segretario generale della Uil Fpl Trapani Giorgio Macaddino in una nota indirizzata al sindaco di Alcamo Domenico Surdi interviene sulla sospensione per due giorni di una lavoratrice per essersi allontanata dal proprio posto di lavoro senza prima aver timbrato il badge. Nella nota il segretario generale esprime tutta la propria preoccupazione e perplessità sulle ultime notizie che hanno interessato i lavoratori del Comune di Alcamo.

“Si ritiene opportuno puntualizzare,  – afferma Macaddino, – in merito alla notizia diffusa dal sindaco di Alcamo in diverse testate giornalistiche sia cartacee sia on-line, relativa al provvedimento disciplinare perpetrato nei confronti di una dipendente comunale che si allontanava dal servizio senza timbrare il badge, che non bisogna generalizzare il comportamento di pochi nei riguardi di una platea di lavoratori che giornalmente presta il proprio servizio con serietà, competenza, abnegazione, non guardando orario e spesso fermandosi ben oltre l’orario di lavoro per poter espletare al meglio i compiti assegnati, tenendo conto che la maggior parte di loro ha un orario di lavoro ampiamente ridotto che va da un minimo di 15 ad un massimo di 24 ore settimanali, senza che questo straordinario possa essere monetizzato, ma al massimo rimunerato con il riposo compensativo, che oramai nel comune di Alcamo è diventata una “norma” più che, come legge impone, una “opzione” per il lavoratore. Bisogna sottolineare – continua – accanto alle notizie negative riguardanti pochi sparuti casi di lavoratori inadempienti sul luogo di lavoro, quella stragrande maggioranza di dipendenti comunali che presta il loro servizio in maniera impeccabile, lavoratori che hanno carichi di lavoro doppi rispetto alle ore che fanno, lavoratori che tengono aperte strutture in giornate prefestive e festive in maniera sistematica, lavoratori che giornalmente rischiano la vita per la sicurezza e l’incolumità della comunità dovendosi scontrare periodicamente con esagitati in preda ad alcol e droghe che attaccano con inaudita violenza auto dei vigili urbani con calci e pugni, lavoratori che per assicurare la corretta erogazione idrica al nostro territorio sono costretti a sollevare quotidianamente 7 giorni su 7 diversi coperchi di pozzetti in ferro pieno dal peso di circa 120 kg. e data la poca conoscenza in materia da parte delle figure preposte si sono presi pure lo sfizio di pesare i coperchi perché non credevano neanche all’evidenza dei fatti”.

“Ecco, – continua nella sua nota Macaddino – questo è lo stato delle cose reale al comune di Alcamo e questa continua “caccia alle streghe” che si è venuta a creare con l’Amministrazione nel ruolo di “Santa  Inquisizione” dove il “sospetto” è “certezza” e la “certezza” è “condanna” non può più essere tollerato, ancor più se farcito da una serie di inesattezze come quella che lo stipendio dei lavoratori viene pagato con il “sudore e i sacrifici degli alcamesi”, quando invece la realtà è che circa il 50% dei dipendenti a tempo determinato viene pagato interamente con il solo contributo della Regione Sicilia, senza nessuna compartecipazione da parte delle casse comunali e per gli altri restanti il rapporto è Regione 80% – Comune 20%. Altro momento di seria riflessione lo merita senza dubbio alcuno il piano di stabilizzazione che il Comune di Alcamo sta iniziando a vagliare e che nel corso dei mesi ha visto passare il numero dei lavoratori da stabilizzare da 270 a 204 a fronte di una platea di 393 lavoratori aventi diritto. Alla luce di questi numeri che emergono dal DUP 2019-2021, la UIL dice “Non ci sto” al più grande e grave atto di “Macelleria Sociale” che mai si potrebbe perpetrare ai danni di lavoratori, nell’intera storia della Provincia di Trapani. A tal proposito si chiede alla politica, alla classe dirigenziale e alle sigle sindacali un attento esame delle ripercussioni umane, sociali, economiche e dei servizi erogati che tale decisione comporterà, in quanto si rischia seriamente di “lasciare in mezzo alla strada” 179 lavoratori/famiglie con un range d’età che supera i 55 anni e che non potranno più essere reinseriti nel mondo del lavoro perché oramai troppo “vecchi”. La “Macelleria Sociale” condannata da sempre da ogni partito politico nel corso dei decenni scorsi, non ultimo dallo stesso Miccichè nel suo discorso programmatico di inizio legislatura della regione siciliana, può essere superata tramite una sinergia Stato-Regione, e quale momento migliore avendo un ministro del lavoro che ha dichiarato apertamente guerra ad ogni forma di precariato. Ma eliminare il precariato non significa licenziare, ancor più se si parla di lavoratori che da circa un trentennio prestano regolare e “ordinario” servizio presso il comune di Alcamo, ma trovare tutte quelle misure idonee a non perdere nessun lavoratore e ancor più nessuna professionalità acquisita in tutto questo arco di tempo”.

“Quindi – conclude il segretario – si chiede con forza un intervento politico serio e deciso che metta al corrente la politica nazionale e regionale del problema-precari del comune di Alcamo e soprattutto della sua particolare unicità nel nostro territorio, così da trovare tutti assieme la migliore soluzione per scongiurare questa “mattanza di lavoratori” che potrebbe a breve concretizzarsi e che non sarebbe motivo di vanto ma al contrario, una macchia indelebile nella nostra vita lavorativa ma anche e soprattutto di padri di famiglia. Concludo con una frase di un uomo che per la Sicilia ha dato la vita “….Ci sono battaglie in cui le vittime stanno sempre da una parte sola….” Quell’uomo era Rocco Chinnici…..e  noi tutti spero ci impegneremo a fondo e al massimo delle nostre forze affinchè “quelle vittime” non siano i lavoratori del nostro amato comune di Alcamo”.

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