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Passione e sudore per fare l’attore. Il mazarese Giacalone “mattatore” sul palco di Segesta
"Mostellaria", alcuni momenti dell'interpretazione di Nicolò Giacalone

Passione e sudore per fare l’attore. Il mazarese Giacalone “mattatore” sul palco di Segesta

Piero Messana | 22 agosto 2018 | Cultura, News

 

Da sempre dentro di sé ha sentito una vena artistica, anzi erano quelli che gli stavano attorno a rendersene maggiormente conto. In primis i professori dell’istituto tecnico commerciale e la madre tanta amata ma spesso al centro delle sue “improvvisate” interpretazioni.

Nicolò Giacalone, trentatreenne di Mazara del Valo, adesso attore professionista, mai aveva però recitato in teatro ad eccezione di un laboratorio, sempre a scuola, e poi in un paio di spettacoli sotto la guida di Giancarlo Sammartano e Piero Indelicato, personaggi dall’indiscusso spessore artistico.

Il giovane mazarese, terminata la scuola superiore, si è gettato a capofitto nella ricerca di una scuola professionale di recitazione e teatro. Dal 2004 e per sei anni ha provato dappertutto non riuscendo ad entrare. Poi, quando sembrava essere arrivato al capolinea, una pura casualità lo porta a presentare domanda alla scuola del Teatro Nazionale di Genova. Supera le prove d’ingresso e comincia la sua storia da attore.

Giacalone ha sempre interpretato parti drammatiche, un vestito che fino a ieri si sentiva meglio addosso. Ma poi l’incontro con le commedie classiche firmate da Nicasio Anzelmo gli hanno fatto sgorgare altre peculiarità. Un attore, se è veramente tale, non può essere soltanto comico o soltanto drammatico ma deve sapere indossare ogni “abito”. Così lo scorso anno sono arrivati i “Menecmi” mentre in questi giorni, a Locri, a Tindari e nella “sua” Segesta, Nicolò è stato il “mattatore” nella “Mostellaria”.

Da alcuni anni, terminata la scuola, recita nei teatri di tutta Italia e da novembre fino ad aprile sarà impegnato a Roma, al teatro Brancaccio, con “Shakespeare in love”. Grandi e importanti platee ma recitare a due passi dalla sua città, nella sua terra, “è molto emozionante. Fra il pubblico di Segesta ha visto parecchi mazaresi, – ha detto Giacalone – fra questi molti che non conoscevo direttamente , mi hanno applaudito a lungo. Il teatro antico è magico e Anzelmo, con Mostellaria, ha creato lo spettacolo giusto per il gruppo giusto”.

Non è soltanto meridionale lo stereotipo che fare l’attore non sia un lavoro ma soltanto un hobby, è un’idea errata che gira per tutto lo stivale. Ne è convinto l’attore mazarese: “Vero è che il nostro lavoro necessita di un enorme passione e di quel pizzico di pazzia necessario a superare ritmi spesso assurdi. Ma è altrettanto vero che facciamo mille sacrifici e che dobbiamo costantemente aggiornarci per non sfigurare sul palco e nei set”.

Nicolò ha fatto anche cinema per la televisione (Squadra Antimafia, Montalbano e molto altro ancora) ma il suo grande amore è il teatro, spettacolo dal vivo che rappresenta il vero banco di prova. Ma cosa potrebbero fare i giovani che volessero intraprendere questa carriera? Giacalone ha le idee molto chiare: “Intanto possedere un’enorme passione e quel pizzico di pazzia. Poi avere la volontà di studiare, studiare e ancora studiare. Con il ‘fuoco sacro’ dentro si può andare avanti ma senza gli strumenti non si va da nessuna parte. E dopo avere frequentato una buona scuola, continuare ad aggiornarsi e leggere sempre tantissimo”.

Il teatro antico di Segesta e le “Dionisiache 2018” hanno consacrato la vena esilarante di Nicolò Giacalone, davvero in grado di giganteggiare nelle vesti di Tranio, il servo attorno al quale ruotano gli eventi della commedia plautina. Lui, però, rimane con i piedi per terra e al termine della chiacchierata si congeda dicendo di essere felicissimo per questa intervista. Un gesto di umiltà, anche questa, e come, ci vuole per fare l’attore.

 

 

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