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Processo “Spese pazze” all’Ars, i chiarimenti di Marrocco

Processo “Spese pazze” all’Ars, i chiarimenti di Marrocco

Redazione | 12 aprile 2018 | Cronaca, News, Politica

 

Si è tenuta ieri mattina l’udienza del processo di primo grado sulle “spese pazze” contro i capigruppo della XV legislatura dei Gruppi Parlamentari. Insieme ad altri, oggi è stato esaminato anche Livio Marrocco, capogruppo all’Ars di Futuro e Libertà ai tempi della contestazione.

“Ho chiarito, penso in maniera esaustiva, davanti al Collegio giudicante i fatti oggetto di contestazione, dice Marrocco in un comunicato. Dei 5.000 euro circa che mi vengono contestati solo 1.000 euro fanno riferimento alla gestione del Gruppo Parlamentare. In due anni e mezzo, infatti, in cui ho gestito quasi 2 milioni di euro, mi è stato contestato un bonifico effettuato a Villa Igea, acconto per l’organizzazione per il giorno 19 luglio 2011, di un incontro tenuto in occasione della visita dell’allora Presidente della Camera e Presidente di FLI On. Fini con la deputazione regionale, gli Assessori Regionali e la deputazione nazionale. Abbiamo portato a supporto il bonifico di saldo e la relativa nota descrittiva dei servizi resi. La Procura – continua l’onorevole – sembra non fosse riuscita a comprendere a cosa si riferisse la spesa. Ci sembra che la spesa, così descritta, rientri tra quelle ammissibili poiché strettamente legata alle funzioni del Gruppo. Il resto delle spese contestate, circa 4.000 euro, non riguardano la gestione del gruppo ma sono uscite del mio conto corrente personale nel quale confluiva l’indennità di capogruppo, il famoso 10%. Infatti, nella fase delle indagini precedenti all’avviso di garanzia, ho collaborato con la Guardia di Finanza e, contrariamente ad altri, le cui posizioni sono state in gran parte definite con archiviazione, ho materialmente prodotto tutte le carte richieste. Alla domanda su come spendevo l’indennità ho in totale buona fede e con spirito di collaborazione prodotto quasi 55.000 euro di documenti di spesa relativi a uscite del mio conto corrente. Durante il mandato, per mio scrupolo (le norme del tempo, poi modificate, non prevedevano rendiconti, attestazioni o produzione di documenti), tenevo da parte tutti i documenti relativi a spese sostenute nella mia qualifica. Quando la Guardia di Finanza ha chiesto di conoscere le spese da me sostenute ho consegnato spontaneamente tutte le carte, che tenevo a casa. La Guardia di finanza e la procura contestano oggi 3.600 euro di quei 55.000. Non ho mai richiesto rimborsi o presentato rendicontazioni, come evidenziato da qualche media, per il semplice fatto che non era previsto. In questo contesto è evidente che qualche scontrino o ricevuta di pochi euro, purtroppo, sia finita nel mucchio per errore, e di questo mi rammarico; ma erano carte mie e non dovevano essere oggetto di rendiconto a terzi. Se non fossi stato in buona fede avrei eliminato le ricevute relative a spese non istituzionali (peraltro di importi irrisori) prima di consegnarle alla guardia di finanza. Anche sulla famosa vicenda dei fumetti allegati, dolorosa per me e la mia famiglia per i risvolti mediatici, ho chiarito che non mi sono mai recato in edicola, altri erano delegati a questo; mi limitavo – conclude Marrocco – al solo pagamento mensile dei giornali sempre dal mio personale conto corrente e mi sono accorto della presenza di ricevute relative, tra le altre voci, a fumetti e altri allegati, non tutti contestati, solo dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia, non avendo controllato le ricevute prima della consegna alla Gdf. Il processo è ancora lungo, abbiamo testimoni e documenti che supportano quanto detto e sono fiducioso che la correttezza e la buona fede verranno riconosciute”.

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