Home | News | Attualità | Rifiuti fuori dalla Sicilia a carico dei cittadini
Rifiuti fuori dalla Sicilia a carico dei cittadini

Rifiuti fuori dalla Sicilia a carico dei cittadini

Redazione | 6 dicembre 2017 | Attualità, Cronaca, Media, News

 

Firmata da qualche giorno la deroga per 15 giorni relativa alla discarica della Sicula Trasporti a Catania/Lentini. Ma da Roma la risposta che arriva a Palazzo d’Orleans prevede una serie di prescrizioni: tra cui una gara per inviare i rifiuti fuori dalla Sicilia e un disegno di legge da presentare all’Ars entro 90 giorni.

In questi giorni il nuovo governo guidato da Nello Musumeci torna a battere le strade che, appena un anno fa, Crocetta e il dipartimento Rifiuti hanno percorso, alla ricerca della soluzione sulla gestione rifiuti.

Stiamo valutando l’ipotesi di portare i rifiuti fuori dalla Sicilia, ma provando a non incidere sui costi”, afferma l’assessore al ramo Vincenzo Figuccia.

Infatti, l’eventuale decisione di portare i rifiuti fuori dalla Sicilia inciderebbe sui costi della gestione dei rifiuti che dovranno essere coperti integralmente con la Tari.

In tal caso le spese finiscono sulle spalle dei Comuni, che non potranno far altro che aumentare le tasse dei cittadini.

Ancora peggiori le previsioni di chi, come la Sicula Trasporti, ha sondato il mercato: “Se consideriamo che il rifiuto non può viaggiare senza essere trattato, aggiungiamo il trasporto e il pagamento a destinazione, ci aggiriamo sui 240-250 euro a tonnellata”, spiega Marco Morabito, referente per l’azienda. Cioè mediamente 50 euro in più rispetto a quanto pagano attualmente i Comuni per conferire nelle discariche siciliane. D’altra parte non ci sarebbero altre discariche in giro per l’Italia disposte a ricevere i rifiuti del’Isola.

Nella giornata di oggi Musumeci, insieme all’assessore Figuccia, incontreranno il ministro dell’Ambiente Galletti. “Sigleremo l’intesa, ma contestualmente non risponderemo ad alcun diktat – dice Figuccia, andremo a Roma per rivedere gli elementi di quella che dovrà essere invece un’intesa con il ministero. Negozieremo l’accordo, lo discuteremo e chiederemo più tempo per le procedure – aggiunge – le operazioni riguardano la ridefinizione di almeno dieci piattaforme, abbiamo bisogno di tempo. I governi precedenti hanno fatto davvero troppo poco, ora non si chieda a noi di fare l’impossibile in 15 giorni”

Commenti

commenti