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Maxi-sequestro a Becchina, noto “mercante d’arte”. E’ nel mirino da oltre 20 anni
da sinistra Becchina e agenti DIA

Maxi-sequestro a Becchina, noto “mercante d’arte”. E’ nel mirino da oltre 20 anni

Piero Messana | 15 novembre 2017 | Cronaca, News

 

Giovanni Franco Becchina, noto commerciante internazionale d’opere d’arte e reperti di valore storico–archeologico, sarebbe un “mercante d’arte” dei Messina Denaro, almeno secondo le indagini della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) di Trapani.

Becchina, originario di Castelvetrano, è stato anche titolare di una famosa galleria d’arte a Basilea, in Svizzera, nonché di imprese operanti in Sicilia in diversi settori: commercio di cemento, produzione e commercio di prodotti alimentari e olio d’oliva, esportazioni all’estero.

Gli uomini della DIA hanno attuato adesso un provvedimento di sequestro di beni, emesso dal Tribunale di Trapani su richiesta dalla Procura della Repubblica di Palermo. Secondo gli investigatori, per oltre un trentennio Becchina avrebbe accumulato ricchezze con i proventi del traffico internazionale di reperti archeologici, molti dei quali trafugati clandestinamente dal sito archeologico di Selinunte da tombaroli al servizio della locale famiglia mafiosa.

A gestire le attività illegali di scavi clandestini ci sarebbe stato l’anziano patriarca castelvetranese, Francesco Messina Denaro, padre del latitante Matteo. Secondo alcuni collaboratori di giustizia, ci sarebbe stato proprio Ciccio Messina Denaro, dietro il furto dell’Efebo di Selinute, statuetta di grandissimo valore, trafugat0 negli anni Cinquanta.

I traffici illeciti di Becchina vennero attestati in una sentenza del 2011, mentre i legami con la mafia emersero nell’indagine patrimoniale nei confronti dell’imprenditore Rosario Cascio che ha portato alla confisca della Atlas Cementi srl, costituita da Becchina nel 1987 e della quale Cascio era poi entrato a far parte.

Già nel 2001 a becchina vennero sequestrati, in alcuni magazzini a Basilea, migliaia di reperti archeologici risultati provenienti da furti, scavi clandestini e depredazioni di siti, oltre che un archivio con più di tredicimila documenti sui traffici. Le opere d’arte furono sequestrate, ma Becchina uscì indenne dal processo per prescrizione.

Il sequestro odierno ha invece posto i sigilli alle aziende Olio Verde srl, Demetra srl e Becchina&Comopany srl. Poi a terreni, conti bancari, automezzi, immobili tra i quali l’antico castello Bellumvider,  residenza nobiliare del casato Tagliavia-Aragona-Pignatelli, principi di Castelvetrano.

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