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Intervista al candidato Pellegrino: “Metto a disposizione del territorio la mia storia e la mia lealtà”

Intervista al candidato Pellegrino: “Metto a disposizione del territorio la mia storia e la mia lealtà”

Redazione | 24 ottobre 2017 | News, Politica

 

“Il dovere di crederci, di credere nel presente della nostra terra, di credere nel cambiamento e in una politica di buon governo”. Da queste parole riparte l’impegno politico dell’On. Stefano Pellegrino, stimato penalista e deputato uscente, entrato a Palazzo D’Orleans pochi mesi fa a seguito dei problemi giudiziari occorsi all’On. Fazio. L’avvocato Pellegrino era stato, infatti, il primo dei non eletti nella lista di Forza Italia alle scorse elezioni regionali. Noi siamo andati a trovarlo per porgli alcune domande:

Vorremmo approfondire le sue parole, nella frase che riportiamo Lei esordisce con la parola dovere; cos’è per lei il dovere in politica e quale dovrebbe essere il dovere per un politico nell’assunzione di responsabilità dettato dal suo mandato?

La parola dovere implica il concetto di responsabilità che ogni uomo indipendentemente dal suo ruolo dovrebbe garantire alla comunità a cui appartiene. Vale ancor di più per un politico che deve rappresentare il suo territorio e deve portare avanti gli interessi della sua comunità. Non è un caso che il tema centrale della nostra campagna elettorale sia rappresentato dalla parola dovere. Il dovere di crederci è ciò che noi offriamo ai nostri concittadini, è ciò che noi chiediamo loro. Significa che si deve compiere un percorso di rilancio e di sviluppo del nostro territorio che dobbiamo compiere insieme.

Nella sua frase di esordio conclude con le parole cambiamento e politica di buon governo. Cambiamento ci sembra una parola a dir poco inflazionata, quasi una moda, sulla quale il M5S ha fatto le sue fortune. Cosa intende per cambiamento e che relazione ha questa parola con il buon governo?

Per troppo tempo abbiamo assistito ad una politica incapace di rovesciare le situazioni di difficoltà che i nostri cittadini affrontano, e ormai sembra che tutto debba rimanere così com’è. Abbiamo bisogno di un nuovo slancio, dobbiamo affrontare i problemi e le sfide che ci si pongono innanzi con rinnovata fiducia, e con il dovere di crederci. Per me il cambiamento è creare nuove condizioni di sviluppo e crescita, rendere la vita dei cittadini più semplice e ascoltare le loro esigenze, insomma provare a migliorarla. Il buon governo deve garantire soprattutto i cittadini che hanno bisogno di essere governati nel loro interesse, e da persone che siano capaci di farlo e che sappiano guardare al futuro.

In questi giorni, i rappresentanti del M5S ed in particolare il candidato alla presidenza, Giancarlo Cancelleri, hanno tuonato contro le liste presentate dai loro concorrenti ritenendole piene di “impresentabili”. Lo stesso Nello Musumeci aveva chiesto “liste pulite”. Cosa può dirci a tal proposito?
La questione morale è fondamentale, in Sicilia come nel resto del Paese. Devono essere i cittadini a far sentire il loro giudizio. Ci sono candidati impresentabili? Non li votate.

Agricoltura, infrastrutture, lavoro, turismo, questi sono alcuni titoli da propaganda elettorale e temi che troviamo praticamente in tutti i programmi presentati. Se la sua coalizione dovesse vincere questo scontro elettorale e Lei tornasse dalle prime battute a svolgere il ruolo di deputato regionale, quali sarebbero le sue prime iniziative e quali temi necessitano di maggiore impegno e di risultati certi?

Il sistema delle infrastrutture deve essere migliorato, penso all’Aeroporto di Birgi, alle reti stradali ed al Porto di Marsala. Opere che traducono gli investimenti in occupazione e economia indotta. L’agricoltura è una risorsa che la Regione deve sostenere, anche attraverso i fondi europei. Di turismo il nostro territorio deve vivere perché il patrimonio ambientale è unico. Pensiamo alle Egadi e a Pantelleria, a San Vito o a Marsala, ad Erice o a Castellammare: ci sono tutte le possibilità per diventare il cuore del turismo siciliano.

Un altro tema che sta a cuore degli elettori non può che essere quello legato a stipendi d’oro, vitalizi, auto blu, nomine, candidature e nomine di amici e parenti, portaborse e rimborsi vari. Per il M5S è un cavallo di battaglia che risuona da diverso tempo ma che ha in parte cozzato con gli articoli usciti sulla “parentopoli grillina”. Il PD, almeno a livello nazionale, ha cercato di cambiare qualcosa ma con risultati non pienamente soddisfacenti e il passato del partito, da questo punto di vista, forse non è esente da responsabilità. Anche il suo partito, a tal riguardo, non ha mai sguainato la spada e fatto una battaglia senza quartiere per tagliare certi privilegi. Come vede questa annosa situazione?

Non c’è dubbio che è un tema che deve essere affrontato, ma senza ipocrisie e finzioni. Ci sono certi privilegi assolutamente intollerabili e sui quali si deve agire con determinazione. Penso, ad esempio, alle auto blu che non hanno ragione d’esistere e sono cosa diversa dalle auto di servizio. Più in generale, una bella cura dimagrante non sarebbe male, senza vestire di populismo provvedimenti che in molti condividiamo e che serviranno ad avvicinare i cittadini alle istituzioni.

Lei è uno stimato e affermato penalista, cosa crede di poter mettere a disposizione della nostra terra e del parlamento siciliano che negli ultimi anni ha avuto seri problemi a svolgere la sua funzione legislativa? Lo status di Regione a statuto speciale, è un valore aggiunto o un fardello troppo grande per le competenze politiche messe in campo?

Metto a disposizione del mio territorio la mia storia, la mia coerenza, la mia lealtà. Per me parla la mia vita professionale, umana e politica. Nelle mie passate esperienze mi sono sempre impegnato affinché si riuscisse a migliorare quello che già c’era. Ma adesso occorre fare di più, e farlo con ancora più slancio, perché ne va del futuro dei nostri figli. Il parlamento siciliano avrebbe potuto legiferare di più e meglio, ma dipende anche da quello che viene presentato in parlamento dal governo regionale, quindi occorre un rinnovato impegno da parte di tutti per fare gli interessi della Sicilia. Lo status di Regione a statuto speciale della Sicilia, purtroppo, è rimasto lettera. Sicuramente è un valore aggiunto di cui è necessario riappropriarci, ma è anche un impegno che richiede serietà, capacità e preparazione. Una nuova classe politica composta da gente onesta, pulita, perbene e che ha dimostrato di far bene il proprio lavoro può essere solo fattore di crescita per la Sicilia, e io penso di poter e dover dare il mio contributo.

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