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Comuni spreconi

Ho letto di recente sul Corriere della Sera un articolo di fondo di Sergio Rizzo, noto pubblicista del Corriere impegnato nel mettere in evidenza gli sprechi e la situazione disastrosa delle casse pubbliche nazionali.

Ciò che mette in evidenza l’autore è la impossibilità per gli organismi pubblici di pagare i fornitori per cui, in media, il pagamento di una fattura avviene dopo 193 giorni.

La situazione dei comuni italiani non è da meno, anzi forse peggiore rispetto allo Stato e ad altri enti pubblici, perché gli sperperi e le somme da pagare alla politica sono diventati così pesanti ed insopportabili da soffocare l’intera economia.

Di esempi ne potremmo portare molti, ma non abbiamo a nostra disposizione, per tutti, gli elementi di giudizio e i dati che ci possano fare affermare con certezza situazioni che andrebbero denunciate, se la magistratura non fosse impegnata in più fronti, tanti sono i casi eclatanti di mal costume diffuso.

Possiamo invece parlare di situazioni a noi note e di cui abbiamo i documenti che possiamo esibire per supportare le nostre affermazioni senza tema di essere smentiti o peggio essere denunciati per calunnia.

I casi da noi esaminati non sono eclatanti se riferiti a una situazione locale ristretta, ma diventano numeri grandi se estendiamo l’analisi a tutti gli organismi regionali e nazionali.

Il riferimento che voglio fare è lo sperpero di pubbliche risorse che viene giornalmente perpetrato in tutti i comuni di Italia e anche della nostra Sicilia e anche della nostra provincia e anche del nostro comune.

Ho più volte segnalato a chi di competenza che i consigli comunali costano troppo, sfrontatamente troppo rispetto al lavoro che svolgono e all’attività amministrativa che producono.

Prendiamo per esempio il consiglio provinciale di Trapani, che si riunisce quasi ogni giorno, escluso il sabato e la domenica e che alle sole casse provinciali costa ogni mese, dico ogni mese, € 70 mila euro, oltre i rimborsi per i viaggi di accesso dal comune di residenza, oltre il rimborso ai datori di lavoro dei consiglieri.

Insomma nel bilancio della Provincia regionale di Trapani un capitolo prevede una spesa non inferiore ad  € 840mila .

lo sapevate che la spesa per la manutenzione delle strade provinciale, di tutte le strade provinciali,  ammonta a 780mila euro?

Ma la Provincia di Trapani non è un evento singolo o singolare.

Tutti i comuni hanno un consiglio comunale con 20 o trenta rappresentanti in relazione alla entità della popolazione.

Se prendiamo ad esempio un comune della provincia di Trapani, perché abbiamo i dati certi derivanti dalle determinazioni dirigenziali  che appaiono all’albo comunale, ogni mese i trenta consiglieri comunali costano alle casse comunali dai 25mila euro ai 26mila euro, senza contare i rimborsi ai datori di lavoro dei consiglieri, cioè le ditte presso cui i consiglieri lavorano (? Poi diremo il perché di questo punto interrogativo). Per l’anno 2012 l’ufficio di gestione di un comune da noi esaminato,  ha portato a residui  nel 2013 la somma di 46 mila euro.

Cioè i consiglieri comunali costano al comune di Alcamo non meno di 300mila euro, mentre nel 2011 sono  costati 434mila euro, come registrato nel rendiconto del 2011.

Ciascuno di voi dirà che è giusto che un consigliere comunale sia pagato per l’attività che svolge a servizio della città e del bene pubblico.

Ho avuto modo di rilevare che i gettoni di presenza che vengono riconosciuti ai consiglieri comunali per oltre due terzi, derivano da riunioni delle commissioni consiliari che si programmano in modo da raggiungere per ciascun mese almeno 16 riunioni, che danno diritto a 16 gettoni di presenza dal valore unitario di 60 euro, e per un  totale massimo di 948 euro per ciascuno.

Non di più perché la legge non consente di superare un terzo della indennità di carica  prevista per il sindaco.

Ma oltre al danno economico provocato alle casse comunali, c’è la beffa.

Per ogni giorno di assenza speso (!) per il mandato politico in una riunione di commissione, il consigliere ha diritto a ricevere lo stesso lo stipendio se il datore è un soggetto privato, salvo rimborsarlo con le casse comunali, o se, ente pubblico, ad assentarsi come se svolgesse il suo lavoro normalmente.

Solo che se svolgesse il suo lavoro dovrebbe lavorare almeno sei ore, mentre in questo modo bastano al limite anche cinque minuti al mattino, o a sera verso le 17 per avere svolto il proprio compito.

I consiglieri provinciali che godono di un gettone di 100 euro a seduta, si riuniscono in media 18 volte al mese, i consiglieri dei comuni, si riuniscono almeno 16 volte, che sommati a 4 sabati e 4 domeniche in un mese, più a 2 giorni per ferie,  consentono a tutti gli eletti di non andare in ufficio per i cinque anni , tanto quanto dura il mandato politico.

Con questa legge, nazionale poi recepita dalla regione siciliana, abbiamo creato trenta soggetti in ogni comune che percepiscono uno stipendio, un gettone di presenza aggiuntivo per adottare in media 10 o 15 provvedimenti ogni mese.

Questo andazzo o meglio questa spesa, non giustificata da una reale esigenza pubblica, va avanti  da oltre 10 anni e finora pochi hanno rilevato il problema.

Ma in un momento di crisi come questo, con una pressione fiscale così forte, con una disponibilità di risorse economiche molto limitate, con molti comuni penalizzati dal patto di stabilità, per cui non possono pagare i fornitori, con lavoratori precari che sono in ansietà per la loro carriera o addirittura per la possibilità di impiego, consentire che si perpetuino simili spese, con poca giustificazione e in molti casi classificabili come sprechi, deve indignare tutti i cittadini che si vedono costretti a pagare nuove imposte.

Non consideriamo solo la famosa  Imu, di cui tutti parlano ma che tutti siamo costretti a pagare, parliamo dei tributi che sono in corso di applicazione dal 1 gennaio 2013, come la Tares che ci graverà di un ulteriore balzello molto consistente tanto da superare la stessa Imu.

Ogni appello volto ai consiglieri perché rendendosi conto del carico degli oneri che gravano sulla popolazione limitassero le riunioni e conseguentemente i gettoni di presenza, di certo cade nel vuoto, perché troppo comodi sono i privilegi che essi hanno, dovendo ritornare in ufficio per lavorare sei ore con lo stesso stipendio , anzi con uno stipendio inferiore per non percepire il gettone di presenza.

Occorre quindi che intervenga il legislatore regionale per cancellare la norma dell’ordinamento degli enti locali, che prevede il riconoscimento del gettone di presenza ai consiglieri comunali per le riunioni di commissione oppure di limitarne il numero massimo di sedute, commisurate alle sedute del consiglio.

Ridurre l’entità del gettone sarebbe inutile e addirittura controproducente perché farebbero fino a 30 sedute al mese pur di raggiungere il massimo.

Però… un appello in tale senso alle forze politiche sicuramente cadrà nel vuoto, come chi grida nel deserto, in quanto l’apparato del partito tende a mantenere e tutelare i privilegi degli adepti e in primis dei consiglieri comunali che esprimono la forza politica in sede locale.

E’ lo stesso discorso che si fa per la riduzione del numero dei parlamentari, oppure la riduzione delle indennità ai parlamentari, oppure l’abolizione delle Provincie, enti divenuti inutili perché non hanno risorse sufficienti per dare servizi utili ai cittadini, mentre le risorse economiche derivanti da aggravi fiscali (addizionale IRPEF)  sono utilizzate per pagare le indennità dei rappresentanti politici, per i dipendenti, numerosi, oltre il necessario.

Un simile discorso potrebbe da qualcuno interessato essere tacciato di populismo, cioè di accondiscendenza alle richieste dei più, volte a diminuire l’imposizione fiscale.

Ma esaminate la vostra busta paga o il cedolino della vostra pensione e vedrete quante somme ci rapinano senza che ce ne accorgiamo e che potrebbero benissimo esserci date per incrementare  i consumi e quindi l’economia.

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