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Forrest Gump

Forrest Gump

Nicola Candela | 13 maggio 2015 | Cinerubrica, Rubriche

 

“Mamma diceva sempre: la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”

Forrest Gump è un film del 1994, ispirato all’anonimo romanzo di Winston Groom del 1986, diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Tom Hanks (nel ruolo di Forrest Gump).

Il film spazia su circa trent’anni di storia degli Stati Uniti: Forrest, seduto su una panchina, comincia a raccontare la propria storia, che inizia quando egli stesso era un bambino, mentre si conclude approssimativamente nel 1982. In questo lasso di tempo Forrest, ragazzo non proprio idiota, ma dal basso coefficiente di intelligenza, suo malgrado fa grandi cose senza volerlo: eroe in Vietnam, campione dello sport, ispiratore di grandi della musica (Elvis e Lennon) e diventa addirittura una leggenda attraversando di corsa l’America. Certo nella sua vita soffrirà come tutti: vedrà la morte di sua madre, del suo grande amico, e della ragazza che rappresenta il rovescio della medaglia: inquieta, corrotta, irresponsabile, superficiale, dannosa, insomma tutto il contrario di Forrest rappresentato da una piuma bianca, ma che si riscoprirà madre del figlio del protagonista.

Nessuno immaginava che questo film sarebbe diventato un vero e proprio fenomeno di costume che ha incontrato non solo il favore del pubblico ma anche, cosa rara, quello della critica. Una colonna sonora indimenticabile nonché un prodigio di effetti speciali. È stato vincitore di 6 premi Oscar: miglior attore protagonista (Tom Hanks), miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio, migliori effetti speciali. È un film molto ricco che si presta a varie letture.

Quella scelta in questo caso riguarda il progetto del protagonista e la diversità che ognuno di noi rappresenta per sé e nei confronti degli altri.

In Forrest Gump fantasia e cinema si pongono sullo stesso piano. La  rappresentazione di un mondo tanto complesso come è quello di un protagonista che riesce, per le sue caratteristiche, a distinguersi non secondo parametri negativi, con i quali siamo abituati a misurare il “diverso”, ma secondo quanto di più autentico è in questo concetto. Del resto la diversità è strettamente legata all’essere “soggetti vivi” e in continuo sviluppo, nel carattere, nelle attitudini, nei gusti, nei sentimenti, nelle tendenze come nei modi e nei tempi di crescita.

Inoltre il film ci permette un altro spunto, come detto, la vita di Forrest non è tutta rose e fiori. Tuttavia, riuscirà ad uscirne sempre a testa alta e con un ampio sorriso dipinto sul viso. Per questo è un protagonista degno di servirci da ispirazione per la nostra quotidianità. Non importa quanto cupa ci sembri la situazione che stiamo vivendo, con un po’ di impegno e forza di volontà, potremo sempre farcela. Guardando questo film è impossibile non pensare che non vale la pena avvilirsi di fronte alle difficoltà. Prima o poi, la vita ci riserva dei momenti indimenticabili che lasceranno il segno per sempre.

Cosa dicono i critici…quelli bravi:

Forrest Gump o test di Rorschach? Il film di Robert Zemeckis che ha conquistato Venezia, e che prima ancora di uscire in Italia aveva già conquistato gli Stati Uniti con incassi stratosferici raramente raggiunti da un film “per adulti”, rappresenta un caso singolare di film-cartina di tornasole, di film-test, di film-crinale. Insomma, dopo tanti film-giocattolo, tanti film-otto volante, tanti film-confezione regalo, finalmente un film che, al di là del divertimento e delle emozioni, suscita il piacere e la necessità di discutere e interpretare. (Irene Bignardi, La Repubblica).

Eroe o idiota? Forrest Gump (il film) imita Forrest Gump (il personaggio): ci guarda senza far trasparire quel che gli passa per la mente. Succede così che noi gli attribuiamo sentimenti e passioni che son più nostri che suoi. Robert Zemeckis si diverte a disorientarci. All’inizio, racconta una storia di persecuzione, con il piccolo Forrest debole ed emarginato. Poi, avvicina il suo eroe/idiota alla povertà di spirito del Chance Gardiner di Oltre il giardino (Hal Ashby, 1979). Subito dopo, ne fa un Signor Nessuno che porta al trionfo dei più classico happy ending i valori dell’americano medio. (Roberto Escobar, Il sole 24 ore)

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