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American Hustle – L’apparenza inganna

American Hustle – L’apparenza inganna

Nicola Candela | 29 aprile 2015 | Cinerubrica, Rubriche

 

Poliziesco che danza

American Hustle  è un film del 2013 diretto da David O. Russell. Il film è incentrato su eventi reali e racconta l’operazione Abscam, creata dall’F.B.I. verso la fine degli anni settanta per indagare sulla corruzione dilagante nel Congresso degli Stati Uniti d’America e in altre organizzazioni governative. La pellicola è stata premiata con tre Golden Globe, tre Bafta e ha ottenuto ben dieci nominations all’Oscar 2014, senza tuttavia vincere nemmeno un premio

Nell’America dei tardi anni 70, si incrociano le vicende umane e “professionali” di personaggi agli antipodi tra loro, ma tutti egualmente outsider alla ricerca di un riscatto personale. Irving Rosenfeld e la sua amante Sydney Prosser (Amy Adams), cresciuti alla scuola della strada con la smania della vita comoda, gestiscono con scaltrezza e sangue freddo un sofisticato sistema fraudolento, tra false opere d’arte e strozzinaggio. Pizzicati dal fisco, vedono come unica possibilità di salvezza la proposta di Richie DiMaso (Bradley Cooper), agente Fbi giovane e ambizioso, che pensa di sfruttare le loro competenze per acciuffare qualche truffatore importante. Il gioco, apparentemente innocuo e ben oleato, si complica presto fino a coinvolgere politici, malavitosi, membri del Congresso e del Senato, sfuggendo (forse) al loro controllo. A imbrogliare ulteriormente la matassa, un manipolo di personaggi secondari sull’orlo di una crisi di nervi: la moglie psicolabile di Irving, un poliziotto fin troppo prudente, un sindaco corrotto ma di buon cuore, un pericoloso mafioso dalle conoscenze linguistiche inaspettate.

Tutti e quattro gli attori protagonisti, con cui Russell ha già lavorato nei suoi film precedenti, forniscono una prestazione fuori dalle loro rispettive medie. Nonostante espedienti grossolani e dalla mano pesante come la serie di ellissi temporali che saltano eventi importanti della storia per poi recuperarli con brevi flashback, ogni scena di American hustle è sostenuta con una credibilità e una sincerità sentimentale talmente potenti da iniettare il dramma necessario nei momenti più divertenti e l’ironia più commovente nei momenti drammatici. Fin dal ruolo più piccolo ma fondamentale di Jennifer Lawrence a quello del vero protagonista, ovvero l’Irving di Christian Bale, collettore di ogni frustrazione e portatore dei conflitti più amari senza ricorrere ai soliti eccessi dell’attore ma attraverso una misura commovente, ogni sguardo sembra poter materializzare il sogno del cinema di mettere una lente di ingrandimento su quelle sensazioni umane per le quali non esistono parole.

COSA HANNO DETTO I CRITICI…quelli bravi:

Siamo di fronte a un film che con disinvoltura è in grado tanto di appassionare un vasto pubblico trasversale quanto di soddisfare i palati dei cinefili più raffinati, sfidati sul ritmo incessante di una sceneggiatura pressoché perfetta diretta su un cast stellare in cui ciascuno dà il meglio di sé. Anna Maria Pasetti (Il Fatto Quotidiano).

Ottima la tensione delle truffe che si nascondono una dentro l’altra, è efficace il modo in cui il thriller sfocia nel grottesco, e soprattutto è magnifico il modo in cui gli attori si mettono al servizio dei personaggi a costo di mascherarsi, deturparsi e rendersi – consapevolmente – ridicoli. Albero Crespi (L’Unità).

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