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La politica del gatto

La politica del gatto

Peter Cavanagh | 4 gennaio 2013 | News, Opinionista, Rubriche

 

La politica spesso usa a proprio vantaggio la  tendenza che ognuno di noi ha nel perseguire questi obiettivi

Una definizione del comportamento del gatto mi ha sempre incuriosito ed affascinato: “contrariamente al cane, il gatto non è un animale sociale obbligato, per cui non ha bisogno di riconoscersi in un gruppo sociale di appartenenza per strutturare e motivare la sua esistenza, comunque anche in colonia tende a mantenere tutte le sue caratteristiche di specie, proprie delle origini solitarie; ad ogni modo il vero principio verso cui ambisce ogni gatto, e così ogni essere vivente, è l’istinto di sopravvivenza o più in generale la conservazione della propria specie”. “Esistenza”, “sopravvivenza” e “conservazione” caratterizzano il comportamento sociale anche dei gruppi umani.

L’esistenza, o meglio la motivazione della propria esistenza, in una società civile viene gestita e favorita dalle scelte politiche, per il lavoro, l’istruzione e le relazioni sociali. In un contesto ottimale ognuno sviluppa le proprie capacità attraverso il proprio lavoro dopo aver ricevuto la giusta istruzione in una condizione dialettica continua con gli altri. La motivazione della propria esistenza rende l’uomo rispettoso della propria vita così l’istinto di sopravvivenza lo aiuta a gestire le proprie scelte, in sicurezza e nel rispetto del mondo in cui vive.

Infine la conservazione della specie in quest’ottica non è solo il rispetto degli altri, ma anche uno stimolo verso la solidarietà ed il riconoscimento di appartenenza ad una stessa famiglia. La politica spesso usa a proprio vantaggio la  tendenza che ognuno di noi ha nel perseguire questi obiettivi.

 Il posto di lavoro promesso rende la vita di molti precaria ed incerta, l’ambito educativo carente crea delle lacune che il ritmo della vita così frenetico non permetterà mai di colmare, i nuovi sistemi di comunicazione fanno preferire un sms ad un semplice scambio di sguardi, una persona che non si ama non si cura di se stesso e non ha alcun interesse verso gli altri, ma solo curiosità morbosa delle disgrazie altrui che la rete ormai rende pubbliche e fruibili. È vero che la politica del gatto inizia e finisce con la sua vita, ma  l’uomo ha la fortuna di sperimentarla, cambiarla e tramandarla.

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