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Alcamo: insediati i collaboratori civici

Alcamo: insediati i collaboratori civici

irenemineo | 20 marzo 2013 | News, Opinionista, Rubriche

 

Giovedì 7 marzo si sono insediati i collaboratori civici voluti dal sindaco  Sebastiano Bonventre convocati nell’ aula consiliare del comune di Alcamo alla presenza degli assessori e dei dirigenti. A ciascuno dei collaboratori è stata consegnata copia della determina del sindaco con cui si  nomina un collaboratore  per ognuno dei  settori delle 16  attività di competenza del Comune e si indicano i collaboratori che  hanno fatto richiesta. La nomina dei collaboratori civici dà attuazione all’art. 1 dello Statuto che si rifà alla Carta Europea delle Autonomie locali  di Strasburgo approvata dal Parlamento europeo nel 1985, ripresa col trattato di Maastricht del 1992. Il principio introdotto dalla carta è che “l’esercizio delle responsabilità pubbliche deve, in linea di massima, incombere di preferenza sulle autorità più vicine ai cittadini” .

Si attua cioè quello che è stato definito il principio di sussidiarietà in quanto “ le collettività locali costituiscono uno dei principi fondamentali di un regime democratico”. Si riafferma il concetto che tutte le istituzioni, dallo Stato, fino all’Ente comune sono al servizio del cittadino e servono al soddisfacimento dei bisogni civici; sono le istituzioni che definiscono la vita sociale e politica con la partecipazione popolare; come in origine era nella città-stato greca. Oppure come avviene oggi nei cantoni svizzeri dove la democrazia trova il suo più alto punto di attuazione esercitato con le consultazioni popolari su tutto ciò che riguarda la collettività, dalla costruzione di una strada, ai diritti e doveri della comunità. Con la Carta europea delle autonomie locali si è voluto estendere questi principi in tutti i paesi della Unione europea, oggi reso  possibile con la comunicazione, semplice, rapida, diffusa dai mezzi informatici .

Il Parlamento non può essere più il luogo in cui i delegati, con un mandato in bianco,  decidono ciò che i cittadini devono fare, ma deve essere il luogo in cui si mediano le esigenze dei settori della vita sociale e politica dei cittadini. Si è voluto coinvolgere cittadini che hanno particolari competenze professionali nelle arti liberali delle varie branche del sapere o che hanno maturato diverse e notevoli esperienze imprenditoriali, i quali  volontariamente si dedicano alla tutela degli interessi e al soddisfacimento dei bisogni della cittadinanza. Cittadini che siano portatori di istanze presso chi istituzionalmente è competente a decidere, che contribuiscano ad esercitare il potere locale nel modo democraticamente più idoneo. La Carta delle autonomie locali riconosce l’autogoverno delle collettività locali con la possibilità sperimentare nuove forme di partecipazione diretta, come attuato con le determinazioni  del sindaco.

Cosa non sono i collaboratori civici ?:

·         Non sono assessori o sostituti degli assessori in quanto non sono istituzionalmente previsti dalla legge. Non possono quindi ricevere alcun mandato di rappresentanza politica, riservata agli assessori;

·         Non sono dirigenti che possono assumere impegni di spesa o dare ordini agli uffici, perché l’esecuzione dei provvedimenti adottati dagli organi politici è riservata a chi professionalmente ha sottoscritto un contratto di lavoro;

·         Non sono consiglieri comunali perché non eletti dal popolo e anche se si riuniscono in collegio non possono deliberare e approvare provvedimenti riservati dalla legge al consiglio;

·         Non sono consulenti, in quanto i consulenti sono soggetti che hanno specifiche e documentate capacità professionali i quali contrattualmente e onerosamente danno i loro pareri su specifiche materie, mentre i collaboratori civici si sono impegnati a svolgere la loro opera in forma volontaria e quindi non retribuita.

Che cosa sono allora i collaboratori civici? 

·         Sono liberi cittadini portatori di istanze di carattere generale tese a manifestare  gli  interessi della collettività, i quali volontariamente, quindi senza promessa di compenso alcuno, si sono dichiarati disposti a collaborare con chi , eletto dal popolo,  ha l’onere di provvedere al soddisfacimento delle necessità di vita della città;

·         Per il carattere volontario della prestazione non possono vantare alcuna retribuzione,  neppure sotto forma di rimborso spese, perché la loro prestazione deve essere libera e indipendente;

·         Ogni loro azione di intervento nel tessuto sociale deve passare necessariamente attraverso gli organi locali istituzionali, che la devono fare propria e di cui si devono assumere la responsabilità giuridica e politica;

·         I collaboratori civici , non avendo avuto conferito alcun potere istituzionale, non possono essere responsabili sotto il profilo civile e amministrativo, con facoltà in ogni momento, senza preavviso di sorta, di ritirare il loro impegno.

Come è possibile dedurre, il rapporto di collaborazione con gli organi istituzionali è un rapporto precario , determinato soltanto dal profilo etico e ideologico, nonché da un rapporto personale e privilegiato per il raggiungimento di uno scopo eticamente importante.

Se si vuole cercare una qualche analogia, questa la possiamo trovare nelle persone che per puro spirito di servizio operano in campo sociale, medico  o religioso. Ciò nonostante il richiamo del sindaco, reso noto mediante un avviso pubblico, tanti hanno risposto,  più numerosi di quanto ci si fosse aspettato, a testimonianza che molti sono disponibili a dare il proprio contributo e a spendere i talenti, piccoli o grandi,  di cui ciascuno è portatore. La sfida per gli amministratori è di coinvolgere questi soggetti, senza gelosie o timori di varia natura, sapendo che il bene comune si raggiunge se si trascina nell’azione di governo locale una parte dei cittadini, la più ampia possibile.

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